la Dolcissima di Breme

Bentornata Dolcissima di Breme

Bentornata Dolcissima di Breme

Ogni anno aspetto con un certo entusiasmo questo periodo perché è periodo di cipolla di Breme ossia la Dolcissima.

È uno dei prodotti eccellenti della zona della Lomellina e che io adoro. Recentemente è anche diventato uno dei presidi di Slow Food. Per chi non la conoscesse l’invito è di andare a visitare il sito della Condotta Slow Food Vigevano e Lomellina. In home page, trovate un interessante video di approfondimento.

I presidi Slow Food, ben spiegati nel video dalla parole di Carlo Petrini, servono a tutelare le produzioni locali, i piccoli produttori, le economie locali, a sostegno alla Biodiversità. Impegno recentemente rinnovato durante congresso di Slow Food tenutosi a Genova il fine settimana del 10-11/7/2021.

Qualche sera fa, ho avuto l’occasione e il piacere di andare a cena da Nadia Vighi, nel suo locale Chez Nadi, che conosco e ne avevo già avuto modo di apprezzare i suoi piatti a base di cipolla di Breme, e non solo, negli anni passati, durante il periodo della mia residenza a Vigevano.

Dall’antipasto al dolce con la Cipolla di Breme, sicuramente non è un eccesso, ma una bella modalità di assaggiare le diverse proposte che offre questo prodotto. Sperimentata sia cruda che cotta.

Cipolla di Breme

L’antipasto, forse il piatto più classico con la Dolcissima di Breme e Melanzana Rossa, fritte, accompagnate da maionese all’aglio nero di Caravaglio AA Morre Massimo, altro presidio Slow Food.

La cipolla di Breme ha la particolarità, tra le altre, di essere una cipolla grande con un peso medio poco al disotto del kilo. Quindi quando parliamo di anelli fritti, parliamo di bocconi, gustosi e carnosi.

La Melanzana Rossa, invece è una melanzana che assomiglia ad un pomodoro, tanto che da lontano la potresti scambiare.  Arriva dalla Basilicata, dove è stata importata dall’Etiopia. Lì si è radicata fino a differenziarsi persino dalle specie africane da cui originariamente proveniva. Dello stesso colore arancione ma senza striature e dalla forma più allungata. Avevo avuto modo di conoscerla e preparala qualche anno fa.

A seguire una lasagna di pane Carasau con Cipolla di Breme e Montebore, anch’esso presidio Slow Food, su zuppa di cipolla.

Che dire della zuppa di cipolla. È la morte sua. Dolce al punto giusto, saporita e gustosa, arricchita da questo particolare formaggio.

Poi un Baccalà di Bianco Mano con polenta di riso Rosa Marchetti Bio Az.Agr. Il sole di Ottobiano. Una polenta bianca che smorzava delicatamente il sapore sapido del baccalà.

E visto la dolcezza della cipolla non poteva mancare anche il dolce con una Tatin alla cipolla con crema e aceto balsamico.

Dolcissima di Breme

Due parole sui vini di accompagnamento alla Dolcissima di Breme

Una cena interessante, con prodotti che vale la pena di assaggiare, apprezzare e sostenere per la ricchezza di gusto, sapore, biodiversità, lavoro ed economia che si portano appresso.

Una precisazione va anche fatta sui vini proposti:  un Riesling Pienosole e un Timorasso Stato Colli Tortonesi.

In particolare la vite a bacca bianca Timorasso è un vitigno autoctono nel tortonese. Qui viene coltivato dal Medioevo e se ne hanno notizie già dalla prima enciclopedia agraria redatta nel XIV secolo dal bolognese Pier de Crescenzi.

La sua diffusione ha riguardato soprattutto la parte medio alta delle principali valli tortonesi; da est verso ovest la Val Curone, la Val Grue e la valle Ossona. Contemporaneamente se ne allarga la coltivazione anche in Val Borbera, nel Novese e in Oltrepò pavese.

Nel tempo diviene il più importante vitigno bianco piemontese. Esistono infatti, a riprova di ciò, presso l’archivio di stato a Torino, i documenti che, nel periodo compreso fra le due guerre, testimoniano gli acquisti di prodotto giovane e semilavorato che i sensali promuovevano verso l’Europa del nord e che chiamavano “torbolino”.

Quando alla fine della seconda guerra mondiale, si spopolarono le campagne per inseguire il boom economico, la superficie coltivata, diminuisce radicalmente

E continua a contrarsi fino alla fine degli anni ’80, quando un gruppo di giovani vignaioli tortonesi, ne riscopre l’antica tradizione e intraprende la strada del rilancio. E da allora sta recuperando posizioni e risulta essere un vino molto apprezzato, anche se ancora di nicchia.

Un incontro, attorno ad una buona tavola, in buona compagnia che mi mancava da molto, troppo, tempo.

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