Alcuni giorni fa, in Expo, presso lo stand di SlowFood, con alcune bloggaline ho giocato ad un blinder test, durante una iniziativa a sostegno della campagna internazionale di promozione #iostocolsughero. Click to add a blog post for Slow Wine on Zomato
Con Fabio Giavedoni, co-curatore della Guida Slow Wine, e insieme a APCOR (Associazione Portoghese dei Produttori di Sughero), Assoimballaggi, Amorim Cork Italia, Sugherificio Ganau, Sugherificio Molinas e Mureddu Sugheri, è stato presentato nello spazio Enoteca Slow Wine un grande contenitore trasparente in cui nei prossimi mesi verranno messi i tappi di sughero di tutte le bottiglie stappate, con l’obiettivo di sensibilizzare sul corretto recupero e riciclo dei tappi di sughero.

La Quercia suber, da cui viene estratto il sughero per confezionare i tappi, è una pianta che ha un grande capacità e resistenza permettendole di crescere rigogliosa in luoghi con alta siccità, minacciati da desertificazione. In Italia il 90% della produzione è in Sardegna, e le piante sostengono la terra e costituiscono una habitat privilegiato per molte specie di animali e vegetali preservando la Biodiversità.

Il sughero è un prodotto naturale che possiede caratteristiche uniche, difficilmente riproducibili artificialmente. E’ leggero, elastico, comprimibile, resistente, impermeabile a liquidi e gas. E’ ignifugo, ed un ottimo isolante termico e acustico.

Grazie alle sue caratteristiche, il sughero trasformato in tappo, è ideale come chiusura delle bottiglie di vino, meglio di qualunque altro materiale naturale o artificiale. Il vino in bottiglie di vetro con un tappo di sughero, viene conservato al meglio e raggiunge le sue migliori prerogative di bouquet.
I tappi di sughero non sono tutti uguali. Fermo, frizzante, rosso, bianco o rosato. Novello o invecchiato, ogni vino ha le sue caratteristiche particolari e c’è un tappo di sughero adatto per esaltare e conservarlo al meglio.

E devo dire che avendo assaggiato i vini proposti all’enoteca non è difficile capire quanto è importante il sughero per un vino. E’ per questo che #iostocolsughero.

Abbiamo assaggiato quattro etichette di vitigni autoctoni. Un pecorino d’Abruzzo, vino con un’acidità importante, profumi ricchi, risultato di una macerazione a freddo. Poi un Pelaverga di Verduno, della zona Barolo. Speziato con sentori prevalenti di pepe, ma che non copre il gusto del cibo. Per terzo un Nebbiolo di Barolo, elegante, profumato, intenso ma piacevole da bere. Per ultimo un Negroamaro di Puglia.

I vini hanno accompagnato una selezione di formaggi che propone SlowFood allo Stand. Un grande formaggio italiano conosciuto nel mondo, due formaggi di territorio, in prevalenza Presìdi Slow Food , e un formaggio europeo. Ogni settimana cambiano, noi abbiamo assaggiato Casizolu – vaccino – Sardegna, Montèbore – vaccino 75%, ovino 25% – Piemonte, Parmigiano reggiano – vaccino – Emilia Romagna, Altejo – vaccino – Spagna. E insieme ai formaggi in degustazione due tipologie di gallette di mais! Ma attenzione, non si tratta di mais qualunque…Se vuoi approfondire clicca qui.

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