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La mia insalata di Pollo per il Club del 27

insalataOggi è il 27 quindi si pubblica la ricetta del Club. Il tema sono le insalate

Quella che ho scelto è questa interessante “Insalata di Pollo con Fragole e Cialde al Timo”
di Giulietta Bodrito tratta da Insalata da Tiffany uno dei meravigliosi libri targati MTC
Quello che mi ha incuriosito è stato l’accostamento delle fragole con il pollo, insolito. E ho imparato cose nuove, non avevo mai fatto la salsa al basiico, e le cialde al timo sono da utiizzare più spesso. Da farsene una scorta e un altro modo di riciclare il pane avanzato.

cialde al timo

Ingredienti
1 petto di pollo intero
100g di misticanza
100g di scaglie di Parmigiano Reggiano
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
Fragole (quantità a piacere)
Rucola

Per le Cialde al Timo
4 fette di pane toscano a lievitazione naturale (io ho usato un filone)
4-5 rametti di timo fresco
1 cucchiaio di olio extra vergine di oliva
Acqua, sale e pepe qb

Per la Salsa al Basilico

1 mazzo di Basilico di Prà DOP (purtroppo non ho usato quello di Pra, ma quello del balcone)
3-4 cucchiai di maionese
1-2 cucchiaini di acqua
Qualche goccia di aceto (facoltativo)

insalata di pollo

Procedimento

Per le Cialde al Timo
In una terrina, bagnate le fette di pane toscano con poca acqua, tanto quanto basta per ridurle in poltiglia, salate, pepate e aggiungete le foglie di timo e l’olio extra vergine di oliva. Amalgamate bene il tutto e trasferite il composto su un piano leggermente infarinato, stendendo il composto in una sfoglia sottile dello spessore di circa 0,5cm.
Ricavare con un coppapasta tante piccole cialde tonde, sistemandole su una teglia ricoperta di carta forno, e ricompattandole con le mani se nello spostarle in teglia dovessero sbriciolarsi. Infornare per circa 20 minuti in forno già caldo a 180-200°, fino a quando saranno ben dorate. Lasciar raffreddare a temperatura ambiente, per una intera notte.

Per l’Insalata
Lavate il petto di pollo, asciugatelo, eliminate eventuali residui di ossa o cartilagine ed il grasso. Massaggiate il petto di pollo qualche minuto con poco olio extra vergine di oliva e fatelo rosolare in una padella antiaderente per qualche minuto su tutti i lati. Trasferite quindi il petto di pollo in una teglia, e cuocerlo in forno già caldo a 180°C per circa 17-20 minuti. Una volta freddo, sfilacciate con le mani il petto di pollo.

Per la Salsa al Basilico
Inserire nel bicchiere di un frullatore ad immersione le foglie di basilico insieme alla maionese e frullare, diluendo la salsa con 1 o 2 cucchiaini di acqua fredda e aggiustandone il sapore con qualche goccia di aceto, assolutamente facoltativa.

Composizione
Sistemarela rucola e la misticanza su un piatto da portata, unire le fragole lavate e tagliate a metà, le scaglie di Parmigiano e il petto di pollo sfilacciato. Condire con la salsa al basilico e accompagnare l’insalata con le cialde al timo.

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clubdel27


La mia Apple Pie per il Club del 27

apple pie

Eccoci al nuovo appuntamento mensile per il club del 27 e quindi al tema del mese della sfida n.46.

Il mio contributo è questa ripetizione della Apple Pie, quella che io considero la Torta di Nonna Papera. Per tutti gli approfondimenti vi rimando al tema del mese seguendo il link qui sotto:

La Apple Pie di Laurel Evans

Per il ripieno

8 mele grandi Granny Smith
120 gr di zucchero (+ un
cucchiaio per la copertura)
1 cucchiaio di succo di limone
1/4 di cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 di cucchiaino di noce moscata
in polvere
1/4 di cucchiaino di chiodi di
garofano in polvere
1 cucchiaio e 1/2 di maizena (ma
va bene anche farina)
30 gr di burro
1 uovo sbattuto leggermente con un cucchiaino di acqua (da spennellare per la rifinitura)

Per la Flaky Pie Crust
320 g di farina
1/4 di cucchiaino di sale
1/4 di cucchiaino di lievito per
dolci
200 gr di burro, freddo e
tagliato a cubetti
5-7 cucchiai di acqua gelata
1 cucchiaio di aceto

Apple Pie fetta

In un robot da cucina con la lama di metallo, lavorate insieme brevemente la farina, il lievito e il sale. Unite il burro e azionate rapidamente il robot fino ad ottenere un impasto di briciole grandi quanto pisellini.
Unite l’aceto e la minor quantità possibile di acqua ghiacciata e azionate rapidamente il robot.
Il composto dovrà essere friabile ma rimanere attaccato se si pizzica tra le dita. Se necessario, unite ancora un po’ d’acqua.
Trasferite in un sacchetto di plastica e impastate rapidamente attraverso il sacchetto finché il composto sta insieme.
Dividete l’impasto di 2/3 e 1/3, con ognuno formate una palla e avvolgetele nella pellicola e appiattitele a disco. Mettete in frigorifero per almeno 1 ora (meglio per una notte) prima di stendere la pasta.
Stendete la pasta brisée friabile in un disco di 30 cm di diametro, ad uno spessore di circa 3 mm o più sottile.
Trasferite in una tortiera di 22 cm di diametro, lasciando un bordo di circa 1cm. Coprite con la pellicola e mettere in frigo per almeno 30 minuti. Sbucciate le mele, privatele del torsolo e tagliatele a fette di 5 mm. Trasferitele in una ciotola capiente e mescolatele con lo zucchero, il succo di limone, il sale e le spezie. Lasciate marinare a temperatura ambiente per almeno 30 minuti, poi scolatele raccogliendo i succhi, versateli in un pentolino antiaderente su fuoco medio con il burro e fate bollire finché il composto è sciropposo e leggermente caramellato, per circa 5 minuti, ruotando il pentolino, ma senza mescolare.
Mescolate intanto le mele con la maizena finché questa non è più visibile.
Versate lo sciroppo sulle mele, mescolate e trasferite il ripieno nel guscio di pasta freddo. Ammonticchiando al centro.
Stendete il secondo disco di pasta brisée e appoggiatelo sul ripieno. Rifilatelo di circa 1 cm dall’orlo della tortiera e premete il bordo su quello della base. Ripiegatelo in sotto in modo che sia al livello del bordo della tortiera. Formate delle scanalature o premete con i rebbi della forchetta per sigillare bene. Praticate quattro tagli ad angolo retto sulla superficie. In alternativa, tagliate delle striscioline di impasto e usatele per creare una decorazione a reticolo. Mettete in frigorifero per 30 minuti.
Scaldate il forno a 215°.

fetta

Spennellate la superficie con l’uovo sbattuto e cospargete uniformemente con 1 cucchiaio di zucchero. Cuocete al livello più basso del forno per 45-55 minuti o finché i succhi ribollono e la superficie è molto dorata. Se si scurisce troppo rapidamente , coprite con un foglio di alluminio. Spegnete il forno e appoggiate la teglia direttamente sul fondo del forno per 10 minuti. Servitela calda con gelato alla vaniglia.

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Zuppa fredda alle prugne con budino all’uva sultanina

Camilla Assandri del blog La cascata dei sapori è l’Ambasciatrice di questa giornata nazionale della prugna per il Calendario del cibo italiando di AIFB a cui ho voluto contribuire con questa ricetta.

Desiderosa di farla da tanto tempo, come al solito questo calendario mi spinge là dove la pigrizia e la mancanza di tempo a volte remano contro. Devo dire che ho passato le mie ferie a casa e quindi sicuramente in questo periodo ho più tempo da dedicare a questa attività, solo unicamente per piacere.

Rimando al post sul sito AIFB il racconto sul prodotto e qui resta il procedimento della ricetta per il mio contributo.

Snocciolate le prugne e cuocetele con l’aggiunta di zucchero, vino bianco, vaniglia e cannella a fuoco mite fino a che le prugne non sono disfatte. Passate il tutto e filtratelo. Lasciate raffreddare.
Per il budino fate ammorbidire l’uva sultanina in un bicchiere di maraschino, Intanto montate il burro con la metà dello zucchero e unirvi i tuorli uno ad uno. Montate a neve gli albumi con l’altra metà dello zucchero. Unite all’impasto dei tuorli l’uva sultanina ammorbidita con il suo liquido, le mandorle tritate, i biscotti sbriciolati e gli albumi montati.

Imburrate e cospargete di zucchero le formine e cuocetele a bagno maria in forno a 180° per 25 minuti circa.
Versate la zuppa nei piatti e servitela fredda insieme al budino.

Ingredienti:

perl la zuppetta
500 g di prugne mature
6 dl di vino bianco secco
un cucchiaino di polvere di cannella
una stecca di vaniglia
150 g di zucchero

per il buduno
50 g di uva sultanina
5 cl di maraschino
85 g di burro
90 g di zucchero
3 uova
15 gr di mandorle tritate
130 g di biscotti (frollini) sbriciolati
burro per ungere le formine


Nasello, ceci e quenelle di patate

Anche questa ricetta è dedicata al contest a sostegno della Dieta mediterranea promosso da AIFB e da L’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli.
In questa ricetta ho inserito i ceci, che è un legume che mi piace molto. Sono ricchi di carboidrati e di proteine.
I ceci sono molto ricchi di fibre e aiutano quindi a regolarizzare l’intestino. Grazie al loro contenuto di acidi grassi omega 3 sono validi alleati del sistema cardiovascolare; contribuiscono, infatti, a controllare la pressione arteriosa e ad aumentare i valori del colesterolo, quello cosiddetto buono, riducendo i livelli di quello cattivo. Agiscono anche sui rischi legati all’insorgenza di eventi cardiovascolari quali ictus e infarto. I ceci contengono, inoltre, molti sali minerali, tra cui soprattutto magnesio, calcio, fosforo e potassio e una buona quota di vitamine C e vitamine del gruppo B.

I ceci non contengono glutine e sono quindi indicati anche per chi soffre di celiachia.

In una pentola mettete la cipolla tagliata a picchi, l’aglio schiacciato, le olive nere senza nocciolo, i pomodorini con mezzo litro di acqua. Aggiungete timo e rosmarino. Metteteci il nasello. Lasciate cuocere per una ventina di minuti.
Togliete il nasello e lasciate continuare a bollire al minimo, le verdure con il coperchio per un’altra ventina di minuti.
Passate al mixer tutti gli ingredienti e poi al setaccio il brodo in modo che resti limpido. Rimettetelo sul fuoco e aggiungete i ceci precedentemente lessati e lasciate cuocere per una decina di minuti. Assaggiate e aggiustate di sale.
A parte mettete a lessare in acqua fredda 2 patate. A lessatura ultimata, che misurerete infilando uno stuzzicadenti nella patata, passatela allo schiacciapatate. Amalgamate bene la purea aggiungendo qualche goccia di olio extravergine di oliva, sale e un cucchiaino di yogurt naturale, intero. Con la purea di patate preparate delle quenelle.

Nel piatto mettete il brodo con i ceci, un pezzo di nasello una quenelle di patate e timo fresco. Qualche goccia di olio extravergine.

Per i ceci, se avete quelli secchi, vanno lasciati in ammollo una notte con un cucchiaino di bicarbonato. Al mattino lavati e messi a cuocere in acqua bollente per due ore circa, in cui avete aggiunto una gamba di sedano una carota e una cipolla.

Ingredienti per due

300 g di nasello in filetto
100 g di pomodorini
100 g di ceci lessati
mezza cipolla
1 spicchio di aglio
30 g di olive nere denocciolate
timo
rosmarino
olio extravergine di oliva
sale


Cucina Italiana: fritto misto alla piemontese

foto tratta da http://www.dissapore.com

Certo non si può dire che sia un piatto dietetico o moderno, ma se parliamo della Settimana del Fritto e della Giornata Nazionale del Fritto Misto del Calendario della Cucina Italiana non si può non parlare di quello Piemontese.

Questo è un piatto della tradizione piemontese che affianca la carne o le cervella ai sapori dolci come il semolino o gli amaretti.
Il piatto nasce dall’idea contadina che del maiale non si butta via niente. Il fritto misto Piemonte nasce composto da tutte le parti di scarto, o meno nobili dell’animale, quando veniva macellato e queste parti dovevano essere consumate in fretta.

Il momento della macellazione nella campagna contadina era sempre un giorno di festa, se pur triste per l’evento della morte dell’animale, maiale, vitello o agnello, intorno al quale si raccoglieva tutta la famiglia e tutti erano coinvolti, uomini e donne, con ruoli diversi. Ovviamente alle donne il ruolo di cucinare.

Il piatto è lungo da preparare perchè ogni frattaglia va preparata e cotta separatamente ed è anche molto sostanzioso. Tradizionalmente il Fritto misto era servito come antipasto e conteneva le animelle, i rognoni, i filoni, la cervella, il fegato e i testicoli che venivano impanati nell’uovo e pan grattato e fritti in olio. Venivano poi serviti con i sanguinacci nel giorno festivo successivo alla macellazione.
La ricetta tradizionale vorrebbe il fritto misto costituito dai soli avanzi di macellazione del vitello per la parte “salata” e da qualche pezzo di dolce e frutta, il tutto accompagnato dalle carote saltate in padella, per un antipasto ricco e completo.

Negli anni però la composizione del fritto misto è stata notevolmente aumentata, oggi infatti il fritto misto alla piemontese può arrivare anche ad essere composto da una trentina di pezzi tra carni diverse, pesci di acqua dolce, frutta, verdura e dolce, trasformandosi così in un piatto unico.

Ingredienti:

1 animella di vitello
2 etti di filoni
mezza cervella
4 fettine di fegato
4 fettine di vitello
4 amaretti
mele a fette
banane a fette
4 uova
farina bianca
pane grattugiato
olio extravergine di oliva

Per il semolino:
2 etti di zucchero
125 g di semola
1/2 litro di latte
1 scorza di limone

Preparazione:

Semolino
Portate ad ebollizione il latte con lo zucchero e la scorza di limone grattugiata e aggiungete a pioggia la semola amalgamandola con la frusta. Cuocete per cinque minuti, rovesciate in uno stampo e lasciate raffreddare per qualche ora. Tagliate il semolino freddo a losanghe.

Cervella e filoni

Le cervella devono essere lavate sotto l’acqua corrente fredda per qualche minuto per poi eliminare le vene più grosse e la pellicola superficiale. L’operazione è semplice se le cervella sono fresche, in caso contrario è meglio procedere dopo averle scottate. Dopo questa prima fase devono essere messe a bagno in acqua fredda acidulata con limone per un’ora. Portate a bollore dell’acqua salata e acidulata con del succo di limone, immergete le cervella ed il lacetto e sbollentate per un minuto. Scolare, asciugatele con carta assorbente da cucina, tagliatele a pezzi, infarinatele, passatele nell’uovo sbattuto leggermente salato e poi nel pane grattugiato.

Filone

Va lasciato a bagno per un’ora. Eliminate poi la pellicina, mettetelo in un pentolino, copritelo con acqua, salate, portate a bollore. Appena l’acqua inizia a bollire spegnete il fornello e trasferite il midollo in un piatto. Tamponatelo con carta assorbente da cucina, tagliatelo a pezzi, infarinate i pezzi, passateli nell’uovo sbattuto leggermente salato e poi nel pane grattugiato.

Infarinate gli amaretti, le mele e le banane.
Sbattete due uova, immergete i semolini, gli amaretti, le mele, le banane infarinati e passate il tutto nel pane grattugiato. Passate le carni nelle altre due uova sbattute e nel pane grattugiato.

Fate friggere tutti gli ingredienti impanati in una padella di ferro, con olio extravergine di oliva bollente, cambiandolo dopo ogni tipo di frittura: prima il dolce, poi il salato, curandovi di cambiare olio ogni volta.
Partite dagli amaretti e cuoceteli per pochissimi minuti .
Poi la frutta, mele e banane.
Poi la carne. Cominciate con il fegato e il vitello e completate con cervella e schienale.
Fate asciugare dall’olio e salate.


Le caramelle che dovevano essere delle Mou

A parte la pessima foto ho sbagliato qualcosa, non so ancora cosa ma non sono venute come dovevano venire. O meglio come io me le aspettavo o le avrei volute.
Sono venute delle caramelle al sapore di Mou, ma non sono venute morbide come mi aspettavo venissero delle Mou. Le indicazioni erano corrette, ma in questo periodo ho la testa distratta, troppe cose da fare, e quindi avrò sbagliato qualche passaggio. Mi dispiace non dare il giusto riconoscimento alla ricetta di Monica per lo scambio delle ricette, gioco delle Bloggaline. Mi dispiace, ci riproverò. Anzi bene accetti i consigli o gli improperi. Perchè non sono venute morbide? Le ho cotte troppo? Troppo poco? non c’è l’equilibrio giusto?

Grazie comunque per questo esperimento, che riproverà a fare, ma stasera devo pubblicare. Il sito da cui ho preso la ricetta di OneCakeinaMillion è splendido, ho avuto l’imbarazzo della scelta per la quantità di ricette che mi piacevano e avrei avuto voglia di rifare.

La ricetta la trovate lì, ho provato a rifarla uguale.


Il pane cotto a vapore

Mettere le mani in pasta e per me uno dei piaceri della vita. Sentire sotto le dita la materia che si trasforma da farina che ti accarezza le dita ad un impasto vellutato dalla consistenza morbida in cui affondare le dita é proprio un piacere. E c’e anche soddisfazione. Ansia. Premura.
Vedere la materia che si trasforma da un nocciolo alla grandezza di una pesca. Andare spesso a controllare se é cresciuto abbastanza, se é nel luogo giusto e alla temperatura giusta.

Ciascuno dovrebbe provare a fare il pane. Almeno una volta nella vita. Qualche insuccesso iniziale è da mettere in conto, ma in breve si impara a perfezionare la procedura.
Panificare mi rigenera, come un esercizio spirituale. Si impara a controllare fretta e pulsione dosando forza e pazienza, si impara la duttilità della materia, alternando il tempo dell’azione e dell’attesa. Assieme all’impasto, lievitano autocoscienza e autostima, e ci si abitua al tempismo, perché è fondamentale infornare al momento giusto, per non compromettere tutto il lavoro precedente. Aspettare il momento ideale per metterlo in forno a cuocere e sentire il profumo inondare la casa. Il momento giusto, quello della massima lievitazione prima che inizi ad implodere.

Questo piacere mi è stato tramandato da mia nonna, che nella cucina di casa, che ai miei occhi di bambina sembrava grande, impastava specie nei giorni di festa e preparava il cibo, aiutata dai noi bambine di casa. Non solo pane, ma anche gnocchi, pasta fresca, ravioli e altro
Un ricordo che mi sono portata appresso negli anni, associato al piacere della socialità, dello stare insieme. Della condivisione, dell’ospitalità.

E mi si raccontava che in casa quando il forno non era disponibile, ci si arrangiava cuocendo il pane mettendo l’impasto a cuocere su una pentola d’acqua, con una cottura lenta a vapore: Forse tecnica importata dai viaggi in oriente del nonno, ufficiale di Marina.

E ho voluto riprovare questo tipo di cottura adattandola ai nostri tempi, un po più tecnologici, adoperando quindi la vaporiera. Pensando anche che la cottura al vapore sia uno dei tipi di cottura tra i piu sani.
Cotto in questo modo il pane non fa la crosta, ma se si vuole si può mettere in forno il pane, il tempo necessario a far dorare la superficie.
Per questa ricetta ho usato la farina dei Grandi Molini tipo 1, farina di grano tenero con un apporto di sali e fibre superiore a quello delle farine 00 e 0 e con un gusto più delicato rispetto alle semintegrali e integrali.

Impastate la farina con il il lievito madre. Aggiungete il malto d’orzo e l’acqua a temperatura ambiente, poco alla volta man mano che la farina la assorba. Continuate a aggiungere acqua, fino ad ottenere un impasto molto morbido e appiccicoso. Impastate sbattendo l’impasto sul tavolo, per facilitare la formazione della maglia glutinica.
Lasciate riposare l’impasto per circa un’ora. Poi riprendetelo e reimpastatelo per qualche minuto. Dividete in 6 parti, formate i panini.
Metteteli nella vaporiera su un foglio di carta fa forno e lasciateli lievitare 5/6 ore, in funzione della temperatura del luogo di lievitazione. Cospargete di semi di girasole.

Accendete poi la vaporiera e lasciate cuocere per 35/40 minuti.
Se si vuole una crosta più colorata e croccante mettere 5 minuti sotto il grill del forno.

Con questa ricetta partecipo al contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Grandi Molini Italiani

 

Ingredienti
G 500 farina tipo 1
G 250 di pasta madre rinfrescata la sera prima
cl 400/450 di acqua a temperatura ambiente
2 cucchiaini di malto d’orzo
1 cucchiaino di sale
1 manciata di semi di girasole


Biscoutos de la Reyna

“Il Biscotto reale assai più delicato è quello che chiamano Pan di Spagna, si compone con dodici uova, e libbre due di zucchero fine, senza chiarificarlo, quali cose prima assai si misticano, poi se li aggiunge farina once otto seguitando il maneggiarlo, poi ridotto in forma di una gran Pagnotta con lento fuoco cotto, si taglia in pezzi, e si ritorna di nuovo nel forno, poi si serve coperto di zucchero. Gli Speciali e le Monache lo tagliano in fette longhe, e simultaneamente lo ritornano ad asciugare nel forno, la suddetta composizione un poco più chiara, e posta in un tegame in forma di bocconcini li chiamano biscottini, over in forma longa Biscotti alla Savoiarda”.

Ne troviamo citazione a fine ‘500, nel “Trinciante” di Reale Fusoritto, fra le pietanze del banchetto offerto a Castel S.Angelo in Roma ai figli del Duca di Baviera. Il Pan di Spagna, che apparteneva alla nuova categoria di quei dolci dove non entrava il lievito, era creato con l’aria, tanta aria, ottenuta battendo lungamente zucchero e uova.
“Per un’ora e mezza sempre” o “per tres hores”, così scriveva Rodrigues cuoco del re del Portogallo (l’Arte di cozinha -1693), fornendo le istruzioni per realizzare il “Pan di Spagna”, ovvero il suo “Biscoutos de la Reyna”.

Su questo principio si basavano sia il “Pan di Spagna”, chiamato Bischoto nella sua terra d’origine, che i Savoiardi.

Procedimento:
Montate con una frusta fine le uova intere, lo zucchero, il sale e il limone per circa 15 minuti a media velocità. Setacciate due volte la farina bianca e incorporate delicatamente a pioggia. Mescolando dall’alto verso il basso. Mettete in uno stampo imburrato e leggermente infarinato e cuocete a 170°-180° per circa 20-25 minuti.
Una volta cotto, lasciate leggermente intiepidire e tagliate a fette di circa 1.5 cm per circa 2 cm e lunghe 7,5. Ponete le fette in una teglia su carta forno e rimettete in forno per una decina di minuti, fino a tostatura.
Togliete dal forno e cospargete di zucchero a velo.

Ingredienti:

Uova intere 340 g
Zucchero 180 g
Sale g 1
Limone grattugiato ½
Farina bianca 00 180 g


barretta energetica


Pure porri e patate