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dolci

MasterClass erbe Spontanee

Il Calendario del Cibo Italiano oggi celebra la Giornata Nazionale delle Erbe Spontanee e una parte di noi collaboratori abbiamo avuto la possibilità di partecipare ad una masterclass dedicata proprio alle erbe spontanee. Ho lavorato insieme a Silvia di SilviaPasticci e questo è quello che abbiamo imparato e vorremmo raccontarvi, ringraziando la food blogger Anna Rita Rossi , lo scrittore Sergio Rossi (specializzato in tradizione gastronomica) e lo Chef Andrea Dentone per i consigli su abbinamenti di gusti e preparazioni.

Siamo state guidate in questa avventura dal Professor Andrea Pieroni che insegna Etnobotanica nell’Università delle Scienze Gastronomiche di Slow Food, non tanto a livello botanico quanto a livello etnografico.

Il Professore studia la tradizione culinaria italiana legata alle erbe spontanee, le erbe scelte per questa Masterclass sono quelle più adatte al periodo in cui ci troviamo, ma sono state scelte anche perché a livello sensoriale sono molto diverse tra loro; si passa dall’amaro, al piccante, all’acidulo, l’intento è quello di aprire le nostre vedute gastronomiche con dei sapori che non troviamo al supermercato e senza fare fatica, le erbe spontanee scelte si trovano facilmente rivalutando il concetto di Km 0.

Le prescelte sono state la nepitella, il luppolo, la grattalingua, il finocchio selvatico, l’ortica, la portulaca, il serpillo, l’elicriso, il dente di leone e, per ultimo il romice che è il protagonista del nostro piatto.

I diversi tipi di romice edibile che trattiamo sono rumex alpinus, rumex crispus L. e rumex obusifolium L., si tratta di una pianta spontanea e perenne che arriva fino ad un metro e mezzo di altezza, con un grande rizoma strisciante e ramificato di colore rossastro.

romice

FOTO DI FloraIaliae

In fitoterapia sono riconosciute le sue qualità anti-malariche, anti-fungine, anti-batteriche e, grazie a recenti studi, anti-proliferative su cellule cancerogene.

Le foglie colte in primavera sono usate cotte in zuppe insieme ad altre erbe spontanee delle zone montane italiane così come nel Caucaso, Balcani e Kurdistan dove è conosciuta come “erba dei pastori” o nell Sud-Est europeo che viene usata per creare i “sarma”, gli involtini di riso alla greca, la cui versione più prelibata è quella avvolta dal romice in primavera e quaresima.

Nella francese Val-Sangone si produce una confettura somigliante al rabarbaro ed è questa, la versione dolce dell’erba, quella che abbiamo scelto.

Crema di latte:

700 ml latte
130 g di farina
70 g farina di riso
300 g di zucchero
6 uova
20 g foglie di romice

frolla di avena:
100 g di farina avena
50 g di burro, freddo
1 uovo intero
50 g di zucchero semolato

caramello
100 g zucchero
75 g infuso al romice

Procedimento

Per la crema di latte

Mettete a bolllire il latte con la vaniglia e le foglie di romice. Togliere dal fuoco quando bolle e passare il latte al mixer in modo da frullare le foglie di romice.
Sbattete le uova con lo zucchero, aggiungere la farina bianca e la farina di riso, poi il latte intiepidito.
Rimettete a cuocere sul fuoco lento, continuando a mescolare fino a che la crema si è raddensata, ci vorranno 10/15 minuti. Fate attenzione perchè si raddensa molto velocemente.
Porzionate nei bicchieri e lasciate raffreddare.

Per la frolla

Rompete un uovo nella farina e mescolate. aggiungete il buoo freddo e lo ucchero e impastate, velocemente fino ad ottenere un panetto che riporrete in frigo per una mezz’ora. Intanto scaldate il forno a 18°.
Stendete l’impasto e cuocete per 20 minuti.

Per il caramello

Fate un infuso di romice mettendo le foglie in acqua calda e lasciate raffreddare per 2 o 3 ore.
In una casseruola dal fondo spesso mettete lo zucchero e l’infuso, lasciate cuocere mescolando con un cucchiaio di legno finche non prende un colore oro.

Finire il piatto, sbriciolando la frolla sulla crema fredda e aggiungere il caramello.banner


La Mia torta degli addobbi ovvero La torta di riso di Bologna per il Club del 27

torta di riso

Le torte di riso sono una delle tipologie di torte che mi piacciono di più. Questa non sfugge alla mia decisione. Per il Club del 27, questo mese si torna al tema del Mese della Sfida41, sul riso. Parliamo di un viaggio nel tempo di due anni e mezzo circa. Dal quel cilindro recupero la la Torta degli addobbi, di Elisa Baker che più sotto riporto fedelmente perchè non ha bisogno di nessuna modifica ed è perfetta così. Con i contrasti tra la morbidezza del riso, la croccantezza della mandorla, la nota amara della mandarla e degli amaretti e la resistenza del cedro.

teglia

Ingredienti

100 g di riso Arborio
300 g di zucchero semolato
100 g di cedro candito (tritato)
100 g di mandorle spellate e tritate + 1 mandorla amara
15-20 amaretti sbriciolati grossolanamente
50 g di zucchero vanigliato
5 uova
4-5 chicchi di caffè
Buccia di limone
Un po’ di burro e pangrattato per la teglia
1 l di latte intero

Mettete il latte a bollire con i 300 grammi di zucchero, la buccia di limone e i chicchi di caffè. Quando bolle versate il riso, e fatelo cuocere e bollire per un po’  (circa 45 minuti),mescolando spesso, si deve formare una cremina. Mettete a raffreddare, eliminando la buccia di limone e i chicchi di caffè (Questa operazione la potete fare anche mezza giornata prima e mettere qualche ora in frigo).
Sbattete le uova con lo zucchero vanigliato. Unite  le mandorle, il cedro, gli amaretti al riso con il latte completamente freddi e mescolate molto bene.
Alla fine aggiungete le uova sbattute e amalgamate tutto. Preriscaldate il forno a 180° C.
Imburrate una pirofila (meglio se di quelle usa e getta in alluminio) 30 cm x 20 cm e passateci il pangrattato eliminando quello in eccesso ed infornate per circa 50 minuti o fino a quando la superficie sarà ben dorata. Fate la prova con lo stuzzicadenti e fate raffreddare.
La torta di riso va mangiata non prima del giorno dopo, perché acquista più sapore , si conserva in frigorifero fino a 5-6 giorni e va servita a cubetti, meglio se a forma di rombi!

clubdel27

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I bomboloni

bomboloni

Ricordi di infanzia. Per il calendario del cibo italiano, Giornata Nazionale dei Krapfen e dei Bomboloni.

Un dolce semplice, semplice che piace sempre. che ti riempie le labbra di zucchero. Che sta tra le mie origini austriache da parte di padre e quelle toscane di mia madre e le vacanze in versilia dove sulla spiaggia i venditori ambulanti insieme al cocco fresco vendevano i bomboloni.

Va fatto sciogliere il levito di birra nel latte tiepido. In un contenitore mettere la farina e versare le uova precedentemente sbattute. Aggiungere lo zucchero e il burro fuso freddo, impastare prendendo la farina dai lati, aggiungendo il latte a filo.

Coprire e lasciare lievitare in luogo caldo e riparato per circa 2 ore.
Con le mani infarinate, staccare dei pezzi dall’impasto formando delle piccole palline, metterle a riposare su carta forno, per 30 minuti, possibilmente coperte.
Trascorso il tempo, se li volete con buco farlo in mezzo ad ogni pallina, ma grande perchè poi in cottura tende a stringersi, altrimenti lasciateli così.
Friggere gli anelli o le palline nell’olio bollente, rigirandoli appena prendono colore. Scolare su carta assorbente, passarli nello zucchero semolato e mangiarli, o portarli in un sacchetto di carta a scuola e mangiarli nell’intervallo.

boccone

Ingredienti:
1/2 kilo di farina
75 gr. di burro fuso
25 gr. di lievito di birra
250 gr. di latte tiepido
2 uova
75 gr. di zucchero, più quello dove rivoltare le frittelle
olio di semi di arachide per friggere

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Boccone di ananas con gelo di limone e cocco rapè

saturno

La frutta è sempre buona, che sia inverno o che sia estate. E qui di frutti ce ne sono tre: il cocco, l’ananas e il limone. Tre dei sei ingredienti della mistery box della sfida mensile dei sei ingredienti, Sei in cucina.

boccone

Il colore giallo dell’ananas scalda il cuore, come le prime giornate di primavera. Ricetta veloce che ben si presta alla voglia di uscire, di stare in compagnia.

boccone ananas

Per l’ananas caramellato Ingredienti

1 fetta di ananas
50 g di cocco rapè
50 ml di porto
1 cucchiaio di zucchero di canna

Per il Gelo di limone Ingredienti

50 ml di succo di limone filtrato
250 ml di acqua
50 g di amido di grano
180 g di zucchero semolato
la scorza di un limone grattugiata

Mescolare a freddo acqua, amido, zucchero e scorza di limone. Cuocere mescolando fino al primo sbuffo di vapore.
Fuori dal fuoco unire il succo di limone.
Mettere negli stampi e lasciare raffreddare in freezer fino al momento del consumo.

In un tegame mettere un cucchiaio di zucchero di canna, aggiungere un bicchierino di porto, un cucchiaio di cocco rapè e una fetta dii ananas alta mezzo centimetro. Far caramellare da entrambi i lati.
Servire con il Gelo di Limone e una spolverata di cocco.

CON QUESTA RICETTA PARTECIPO A SEI IN CUCINA – LA SFIDA DEGLI INGREDIENTI

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La mia Apple Pie per il Club del 27

apple pie

Eccoci al nuovo appuntamento mensile per il club del 27 e quindi al tema del mese della sfida n.46.

Il mio contributo è questa ripetizione della Apple Pie, quella che io considero la Torta di Nonna Papera. Per tutti gli approfondimenti vi rimando al tema del mese seguendo il link qui sotto:

La Apple Pie di Laurel Evans

Per il ripieno

8 mele grandi Granny Smith
120 gr di zucchero (+ un
cucchiaio per la copertura)
1 cucchiaio di succo di limone
1/4 di cucchiaino di sale
1 cucchiaino di cannella in polvere
1/4 di cucchiaino di noce moscata
in polvere
1/4 di cucchiaino di chiodi di
garofano in polvere
1 cucchiaio e 1/2 di maizena (ma
va bene anche farina)
30 gr di burro
1 uovo sbattuto leggermente con un cucchiaino di acqua (da spennellare per la rifinitura)

Per la Flaky Pie Crust
320 g di farina
1/4 di cucchiaino di sale
1/4 di cucchiaino di lievito per
dolci
200 gr di burro, freddo e
tagliato a cubetti
5-7 cucchiai di acqua gelata
1 cucchiaio di aceto

Apple Pie fetta

In un robot da cucina con la lama di metallo, lavorate insieme brevemente la farina, il lievito e il sale. Unite il burro e azionate rapidamente il robot fino ad ottenere un impasto di briciole grandi quanto pisellini.
Unite l’aceto e la minor quantità possibile di acqua ghiacciata e azionate rapidamente il robot.
Il composto dovrà essere friabile ma rimanere attaccato se si pizzica tra le dita. Se necessario, unite ancora un po’ d’acqua.
Trasferite in un sacchetto di plastica e impastate rapidamente attraverso il sacchetto finché il composto sta insieme.
Dividete l’impasto di 2/3 e 1/3, con ognuno formate una palla e avvolgetele nella pellicola e appiattitele a disco. Mettete in frigorifero per almeno 1 ora (meglio per una notte) prima di stendere la pasta.
Stendete la pasta brisée friabile in un disco di 30 cm di diametro, ad uno spessore di circa 3 mm o più sottile.
Trasferite in una tortiera di 22 cm di diametro, lasciando un bordo di circa 1cm. Coprite con la pellicola e mettere in frigo per almeno 30 minuti. Sbucciate le mele, privatele del torsolo e tagliatele a fette di 5 mm. Trasferitele in una ciotola capiente e mescolatele con lo zucchero, il succo di limone, il sale e le spezie. Lasciate marinare a temperatura ambiente per almeno 30 minuti, poi scolatele raccogliendo i succhi, versateli in un pentolino antiaderente su fuoco medio con il burro e fate bollire finché il composto è sciropposo e leggermente caramellato, per circa 5 minuti, ruotando il pentolino, ma senza mescolare.
Mescolate intanto le mele con la maizena finché questa non è più visibile.
Versate lo sciroppo sulle mele, mescolate e trasferite il ripieno nel guscio di pasta freddo. Ammonticchiando al centro.
Stendete il secondo disco di pasta brisée e appoggiatelo sul ripieno. Rifilatelo di circa 1 cm dall’orlo della tortiera e premete il bordo su quello della base. Ripiegatelo in sotto in modo che sia al livello del bordo della tortiera. Formate delle scanalature o premete con i rebbi della forchetta per sigillare bene. Praticate quattro tagli ad angolo retto sulla superficie. In alternativa, tagliate delle striscioline di impasto e usatele per creare una decorazione a reticolo. Mettete in frigorifero per 30 minuti.
Scaldate il forno a 215°.

fetta

Spennellate la superficie con l’uovo sbattuto e cospargete uniformemente con 1 cucchiaio di zucchero. Cuocete al livello più basso del forno per 45-55 minuti o finché i succhi ribollono e la superficie è molto dorata. Se si scurisce troppo rapidamente , coprite con un foglio di alluminio. Spegnete il forno e appoggiate la teglia direttamente sul fondo del forno per 10 minuti. Servitela calda con gelato alla vaniglia.

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Quasi una mini pavlova ai frutti rossi

meringa

Per anni diciamo per decenni, la mia cucina e la meringa si sono tenute ragionevolmente a distanza. Si qualche meringa, ma non un grande amore.
Poi sono venuti i macaron, adorabili e buoni con cui giocare con il colore, con il gusto, i contrasti, il gioco di ciò che ti aspetti dolci ed invece è salato e il suo contrario. E c’è stato un avvicinamento.
Poi c’è stato lo studio per scoprire la differenza tra meringa italiana, francese e svizzera. Ed è stato quasi un amore travolgente con la meringata di Igino Massari. Quel ripieno così cremoso e buono, per nulla troppo dolce.
Poi ancora un’altra torta ben ricoperta di meringa la Alabama Lane Cacke. E allora non poteva mancare la ricetta che ho sempre pensato fosse l’apoteosi dei dolci troppo dolci: la pavlola. Anche se meravigliosamente bella.

Nella mistrybox di febbraio, proposta dal
Gruppo “sei in cucina” su Facebook ci sono gli ingredienti ideali per provarla. Così è stata pensata.

sei progetto

e provato a realizzare.

mini pavlova

Fate uno sciroppo con zucchero e acqua, e fatelo arrivare a 121°. Nel frattempo iniziare a montare gli albumi e a temperatura dell zucchero completata versare a filo lo sciroppo sugli albumi montati e continuare a montarli fino ad ottenere una meringa gonfia e lucida.
Mettete nella Sac a poche la meringa e formate dei cerchi alti un paio di cm. Cuocete in forno a 150° per 40 minuti. Lasciate raffreddare.

A parte montate la panna fresca, mentre il cioccolato si scioglie a bagnomaria. Unire la panna al cioccolato un cucchiaio alla volta, mescolando delicatamente.

A parte fate sciogliere un cucchiaio abbondante di zucchero di canna con un cucchiaio di porto. Aggiungere i frutti rossi e lasciate caramella re fino ad ottenere uno sciroppo.

Montare il dolce: su una meringa versare il composto di cioccolato e panna, sopra versare lo sciroppo di frutti rossi passato al setaccio in modo da eliminare i semi dei frutti di lampone e more. Sopra appoggiare alcuni frutti freschi.

mini pavlova

Ingredienti

3 albumi
250 ml di acqua
200 g di zucchero semolato

125 g di cioccolato bianco
200 g di panna fresca

200 g di frutti rossi
1 cucchiaio di porto
1 cucchiaio di zucchero di canna

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La mia Alabama Lane Cake per il Club del 27

Alabama Lane Cake

Una delle cose più divertenti del gioco con MTChallenge è il Tema del Mese, approfondimento intorno al mondo relativo alla ricetta oggetto della sfida mensile. Ed è una corsa ogni mese a presentarsi il prima possibile, il giorno della pubblicazione delle ricette in palio. In modo da non rimanere fuori dalla possibilità di seguire in prima persona quell’approfondimento. Le ricette non sono tante e dopo un paio d’ore dalla pubblicazione sono già tutte distribuite.

Nasce da quest’idea, di includere il più possibile ed escludere il meno possibile, questo nuovo appuntamento mensile. Il 27 di ogni mese, riprendiamo un tema del mese e continuiamo a giocare. Nel Club del 27. Ho preso subito la tessera del Club.

La prima proposta cade sul Tema del Mese di Febbraio 2013. La mia scelta su Alabama Lane Cake.
La sua storia intrigante. La potete leggere qui.

Meringa

Per la torta (una teglia tonda dia 20x10h

500 g di farina 00, setacciata
2 cucchiaini di lievito per dolci
un pizzico di sale
400 g di zucchero
225 g di burro a temperatura ambiente
8 albumi
230 ml di latte
2 cucchiaini di estratto di vaniglia

Preriscaldare il forno a 180 gradi.
Imburrare e infarinare la teglia, avendo cura di sistemare sul fondo un cerchio di carta da forno.
Con le fruste elettriche, montare il burro con lo zucchero, fino ad ottenere un composto morbido e spumoso.
Aggiungere gli albumi non montati, tutti assieme, e continuare a lavorare l’impasto con le fruste elettriche, per qualche minuto. Non aspettatevi che gli albumi montino, a causa della presenza del grasso e del tipo di lavorazione: dovrete solo ottenere un composto gonfio e liscio.

Aggiungete la vaniglia e mescolate ancora.
Setacciate la farina col lievito e incorporatela al composto, alternandola al latte, in tre tempi, continuando sempre a montare fra un passaggio e l’altro.
Versare il composto nella teglia ed infornare per mezz’ora. Fare la prova dello stuzzicadenti: se esce umido, la torta è pronta.
Lasciarla raffreddare dieci minuti in teglia, prima di sformarla su una graticola e farla poi raffreddare completamente.

la fetta

La farcitura

8 tuorli
200 g di zucchero
110 g di burro
150 g di uvetta
1 bicchierino di Bourbon
1 cucchiaino di estratto di vaniglia

Montate i tuorli con le fruste elettriche, poi aggiungete lo zucchero e il burro a temperatura ambiente e, sempre mescolando, mettere la ciotola a bagnomaria e continuare a montare per una decina di minuti.
Aggiungete poi l’uvetta ammollata, il Buorbon e la vaniglia. Farcire la torta e metterla in frigo per una notte.

La copertura

3 albumi
250 ml di acqua
200 g di zucchero
cremor tartaro, la punta di un cucchiaino (non l’ho messo)
sale

In un casseruolino dal fondo non spesso, unite l’acqua e lo zucchero e, a fiamma media, preparate uno sciroppo, portandolo a 121 gradi.
Nel frattempo, montate gli albumi a neve ben soda.
Unite il sale e il cremor tartaro e, quando è pronto lo sciroppo, versatelo poco per volta negli albumi, senza mai smettere di montare.
Continuate a montare fino al completo raffreddamento della meringa: dopodichè, spatolatela sopra la torta e servite.

Decorate con ciuffi di meringa e una granella di noci pecan e pistacchi.

banner
Bellissimo banner di Francesca Carloni


Red Velvet cheesecake

red velvet cheese cake

Non ho mai amato il colore rosa, forse perchè da bambina era il colore associato a mia sorella. Abbiamo un anno di differenza, spesso ci vestivano uguali ma lei in rosa e io in celeste. Ero un poco invidiosa, lei è bella, fortunata, brava a scuola, la prima della classe, e io dovevo stare al passo. Nel confronto ero sempre perdente. Forse il rosa ne ha risentito.
Credo di non aver mai comprato nulla di rosa, ne per la casa, ne per vestirmi. Qualcosa di rosso al massimo.

Però sinceramente, non è così brutto, e dovrò rivalutarlo anche perchè gli anni sono passati. Oramai noi cresciute e con vite differenti il confronto è meno costante. Io non mi vesto più di celeste e lei non si veste più di rosa.

cheesecakered

Allora facciamola questa cheesecake rosa per Recake 2.0 di Febbraio. La Red Velvet Cheese Cake di Donna Hay.

Ho usato come formaggio cremoso il mascarpone e invece del Cioccolato fondente ho pensato di usare quello al latte ma poi ho associato latte al bianco e ho comprato quello bianco a cui ho aggiunto scaglie di cioccolato fondente e non so se era ammesso, il colorante in Gel.

Per la realizzazione rimando a casa Recake 2.0

cheese red

INGREDIENTI

Per la base
350 g biscotti al cioccolato
40 g farina di mandorle
100 g burro fuso

Per la crema
250 g mascarpone
150 g ricotta
110 g zucchero semolato fine
2 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
100 g cioccolato bianco fuso e scaglie di cioccolato fondente
1½ cucchiaio colorante alimentare rosso

Per finire
qb cacao amaro per spolverizzare

banner recake


Treccia svedese alle mele

treccia svedese alle mele

Prima Recake 2.0 dell’anno. E’ un appuntamento che non sempre riesco a rispettare, perchè il tempo non basta mai per seguire tutti i progetti che vorrei. Ma a certe sfide è bello e buono partecipare. Il regolamento qui

Come prima torta dell’anno una torta di mele che accarezza il cuore. Buona dalla colazione al dopocena.

Visto che le cose da modificare sono poche, ho modificato solo la farina: ho usato una farina macinata a pietra della Garfagnana tipo 2. Per il resto ho cercato di eseguire alla lettera le indicazioni che trovate sul sito di Recake 2.0 . Per le mele ho usato le Annurca. Al posto della panna acida, come consigliato ho usato lo yogurt greco. I tempi di lievitazione sono stati più lunghi di quelli indicati; probabilmente perchè non tengo il riscaldamento troppo elevato e a casa mia la temperatura non supera i 20°.
Anche la cottura è stata più lunga, ma anche l’ credo che dipenda dal mio forno che non fa la temperatura che dichiara.

Fetta di Treccia svedese slle mele

racake gennaio 2017


Ma quanto è sexy una risata?

Tema ostico per questa sfida n.61, lanciata da Susy May del Blog Coscine di Pollo, vincitrice della sfida 60 delll’MTC. Tema non nelle mie corde. Non la ricetta, ma l’accostamento all’argomento.

Sexy. Cosa è sexy? Sono del segno della Vergine. Razionale dicono, che con difficoltà si lascia andare. E questo non è già un buon inizio. Poi l’età, i figli, il lavoro usurante, i mille problemi della quotidianità, Cosa rimane del “sexy”? Calzettoni e pigiama di flanella?
E il film. Quale film? Non vado quasi mai al cinema, purtroppo. E l’attore, che deve essere sexy? Che da razionale che sono mi dico subito che un attore, che finge non può essere sexy, perchè la “falsità” uccide la sensualità.

Ma che sfida sarebbe se fosse facile? E ci ho provato. Sia chiaro senza nessuna velleità di poter vincere.

Allora ho scelto.
Essenziale nella scenografia, perfetta. Set poco accogliente, attore che non mi è mai piaciuto fino al 1980, quando è uscito dal suo cliché di belloccio inespressivo, sempre uguale, arma alla mano.

Non questo attore

 

Ma questo Sean Connery. L’attore dei cinquant’anni suonati e oltre. Sarà l’eta che mi fa apprezzare la “gallina vecchia”? L’età mia si intende.

Insomma Gugliemo da Baskerville nel film “il nome della rosa” girato tra l’11 novembre 1985 e il 10 marzo 1986, quando Sean Connery nato nel 1930 aveva 55 anni.

A Guglielmo vengono affidate le indagini sugli omicidi occorsi per impedire che venisse alla luce il perduto libro secondo della Poetica di Aristotele, che tratta della commedia e del riso. Un’opera pericolosa per la Chiesa perché vi si esalta l’umorismo che “uccide la paura, e senza la paura non ci può essere la fede. Senza la paura del demonio non c’è più la necessità del timore di Dio”

E quanto è sexy una risata?

Veniamo al mio tiramisù

Tutto auto prodotto perché si sa che in un convento i fratelli producono tutto, figuriamoci nel 1327 e in una Abazia così sperduta e isolata.

I savoiardi:

140 g di albumi a temperatura ambiente
90 g di tuorli a temperatura ambiente
85 g di farina Verna
5 g di sale
50 g di miele

Immaginando che lo zucchero non fosse ancora alla portata della cucina del convento l’ho sostituito con il miele. Riscaldate il miele con un cucchiaio di acqua. Montate a neve fermissima gli albumi aggiungendo a filo lo sciroppo di miele.
A parte sbattete i tuorli, poi uniteli agli albumi delicatamente con una spatola in modo tale da non smontarli.
Aggiungete metà della farina e incorporate delicatamente al composto, poi unite l’altra metà e procedete allo stesso modo.
Mettete il composto in un sac-à-poche con bocchetta liscia del diametro di 1 cm circa e preparate le teglie coperte di carta forno, stendete il composto in strisce di 5-6 cm ciascuna. e qualche d’una tonda di 5 cm di diametro. Mettete in forno preriscaldato a 200° per circa 10 minuti.

Mascarpone (ripreso dalla rubrica Mtchallenge “Tips&Tricks”

500 ml di panna fresca
1 cucchiaio di succo di limone

Versate la panna fresca in una ciotola di vetro o in un tegame di acciaio inox e fate cuocere a bagnomaria fino a che non raggiunge la temperatura di 85°C. Unite il succo di limone e mescolate bene: la panna inizierà ad addensarsi. Continuate a cuocere a 85°C per circa 5 minuti, mescolando di tanto in tanto. Togliete la ciotola dal bagnomaria, coprite e fate raffreddare prima a temperatura ambiente e poi in frigo, per 12 ore: al termine di questo riposo, la panna si sarà ulteriormente addensata.
Trasferitela in un colino a maglie fitte, rivestito di un canovaccio pulitissimo e posto sopra ad una ciotola o scodella. Chiudete il canovaccio legando i quattro lembi con un elastico e appendetelo con un cucchiaio di legno sopra una pentola dai bordi alti, in modo che resti appeso, che raccoglierà il siero che colerà durante il riposo. Lasciate riposare altre 24 ore in frigorifero, alla fine la parte solida restante sarà il mascarpone.

Bagna alla cicoria

Acqua tiepida
Cicoria solubile

Scaldate l’acqua e quando inizierà a bollire, levate dal fuoco e aggiungete uno o due cucchiaini di cicoria solubile e mescolare.

Crema al Mascarpone

Mescolare il mascarpone con il miele, la cannella, il ginepro e l’anice.

Per il montaggio


Il tiramisù riprende la forma della Biblioteca in cui è custodito il libro di Aristotele.

Per bagnare i savoiardi, immaginando che il caffè non fosse ancora arrivato in Italia, ho usato la cicoria, un’erba con cui spesso veniva sostituito il caffè in tempi di povertà, che ben si addice ad un convento. Far scivolare la crema al mascarpone fino a coprire, tutti i savoiardi. Fare strati di biscotti inzuppati nella cicoria e crema. Decorare con briciole di savoiardi e frutta secca pestata al mortaio.

con questa ricetta partecipo alla sfida 61 di Mtchallenge


Cake morbido alla zucca di Leonardo Di Carlo

E’ tempo di zucche. Zucche che si trasformano. Non posso fare a meno di preparare una ricetta con questo prodotto, dal colore stupendo e dal sapore particolare. E’ un vero prodotto autunnale, pieno di fascino.
Ho scelto una ricetta da poco letta nel gruppo di Facebook del Fan Club dove il Maestro Pasticcere Leonardo Di Carlo ha postato la ricetta del cake. E ho provato a rifarla.

Il risultato è quello di un dolcino morbido che si scioglie in bocca, nonostante il pochissimo lievito usato in percentuale.

Ingredienti per 30 da 5 cm., 4 da 6,5, 5 da 8 cm.

450 g di polpa di zucca
450 g di zucchero semolato
250 g di olio di girasole
2 g di bacca di vaniglia
2 g sale fino
200 g di uova intere (4 medie)
400 g di farina bianca 00 (w 150-160)
7 g di lievito chimico
7 g di bicarbonato di sodio
120 g di farina di mandorle
50 g di farina fioretto

Cuocere la zucca per ottenere la polpa, (io l’ho cotta in forno). Mettere nel mixer i primi 6 ingredienti, e mescolare. Unire le farine e il lievito setacciato e il bicarbonato.
Mettere negli stampi e cuocere in forno preriscaldato a 160°, la ricetta dice per 20 minuti. Nel mio forno, non professionale ci hanno messo 35/40 minuti.

Far raffreddare e decorare a piacere.

Oggi il Calendario della cucina italiana di AIFB celebra la zucca, e mi sembra un modo adeguato di parteciparvi. L’ambasciatrice è Sabrina Fattorini.


Babka cake per re-cake2.0

Sono mesi che non riesco a seguire le meraviglie di Recake 2.0, anche se guarda, compro gli ingredienti, pianifico, e poi ….gli ingredienti spariscono, il tempo sparisce e non riesco a fare nè ricetta, nè post.
Adesso in quasi inverno la cosa si complica perché il tempo di fare ricette e in particolare le foto è solo nel weekend. Ma sono solo tre/quattro e se uno sfugge poi è difficile recuperare, perchè le cose da fare in quei weekend sono tante.
Questo mese finalmente eccomi qui, qualche giorno prima della scadenza a scrivere il post; ricetta fatta e mangiata. Foto orribili fatte. Meglio così che niente.

La ricetta è ottima, il risultato anche se diverso da quanto mi aspettassi o da come sarebbe dovuto essere è veramente quello di un dolce da colazione ottimo.
La diversità sta nel fatto che mi sarei aspettata e forse sarebbe dovuta essere più sfogliata, meno pan-brioche ma più sfogliato, Credo di aver sbagliato le dimensioni del dolce e della teglia usata che l’ha fatta alzare perché era stretta dentro. Ma forse anche la farina, sicuramente ottima, presa in una bancarella del Salone del Gusto a Torino ha dato una resa diversa.
Ho cercato di seguire le indicazioni, ma forse temperature in casa e tempi di lievitazione non sono stati perfetti. Ma il risultato veramente ottimo, ripeto una dolce da colazione ottimo, lievitato, ma non sfogliato. Il mio.

Rimando al sito di recake2.0, per la ricetta integrale, io non ho cambiato nulla, se non la farina che era comunque una farina macinata a pietra per dolci, che non arrivava a 170 di W.
Buona, non raffinata.

Con questa ricetta partecipo a Recake2-0.


DolceRiso del Moro

Sono io oggi l’ambasciatrice della Cucina di Corte del Calendario AIFB, dove lì potete leggere l’organizzazione e gli usi nelle cucine e nei banchetti nelle più grandi Corti d’Italia. Qui vi presento un dolce tipico della città di Vigevano dove ho vissuto fino ad un paio di mesi fa e a cui sono molto affezionata.

Il dolceriso del Moro è un dolce tipico di Vigevano, pensato e realizzato a fronte di ricerche fatte da Gabriella Maldifassi, artista, scrittrice e curatrice di diverse mostre.

Il contesto:
Nel 1447 Filippo Visconti duca di Milano, mori sena eredi e gli subentrò il genero Francesco Sforza I . Morto Francesco I divenne duca il figlio Galeazzo che fu assassinato dieci anni dopo. Erede fu Gian Galeazzo che era piccolo e reggente al trono divenne lo zio Ludovico il Moro. Nel 1492 mori Gian Galeazzo con un figlio di anno. Ludovico il Moro prese il potere fino al al 1499. Sposò Beatrice d’Este sorella di Alfonso I duca di Ferrara. Molti banchetti furono organizzati a Vigevano, residenza di svago di Beatrice e Ludovico.

L’idea del dolce riso del moro, dolce rinascimentale

Nel 1992 la piazza fu ristrutturata in occasione dei festeggiamenti dei 500 anni dalla scoperta dell’America e dalla costruzione della piazza ducale di Vigevano. Durante i festeggiamenti durati tre anni, tempo di realizzazione dei lavori, Gabriella Maldifassi, artista e curatrice di alcune mostre che nel periodo vennero organizzate pensando al rinfresco di uno di questi eventi, decise che doveva essere qualcosa di particolare legato al periodo storico di cui si stava parlando.

Dopo ricerche effettuate sulla gastronomia antica, si focalizzò sul periodo rinascimentale.
L’idea di questo dolce, presentato nel 1993, è stata elaborata facendo in modo di entrare nei panni di Beatrice la moglie di Ludovico il Moro. Vigevano faceva parte dei possedimenti di Ludovico il Moro, era una castello dedicato a svaghi, vacanze, caccia visto la vicinanza con i boschi del Ticino.
Documenti non ce ne sono ma sappiamo che nel 1491 Beatrice era spesso qui in questa corte, può essere che abbia dato incarico ai cuochi del castello di elaborare qualcosa di speciale in occasione di una delle numerose feste che si tenevano a corte.
In linea con la tradizione dei ricettari del periodo è uscito questo dolce, che ha ingredienti particolari.

Il riso che costava moltissimo, veniva venduto dagli speziali insieme allo zucchero, non si conosceva la pianta e c’era poca coltivazione. Ci sono dei documenti che attestano che una coltivazione veniva fatta nella tenuta Villanova, vicino a Cassolnovo. Nel 1475, in una lettera il Duca, mandava a Ferrara 12 sacchi di riso. Il riso veniva utilizzava in ambito del ducato e nella corte.
Beatrice conosceva il riso per la sua presenza alla corte Aragonese dagli zii, visto che il riso è stato coltivato prima in Spagna che in Italia.
Usare il riso in una preparazione dolce era in linea con i ricettari del periodo, usato cotto nel latte, con le mandorle e lo zucchero.

In questa ricetta oltre alla cottura nel latte viene profumato con l’acqua di rose, serve per impreziosire il dolce insieme alle mandorle e dargli un sentore di esotico
Il riso viene racchiuso in una crosta croccante, definita pastello o pasticcio, che nel tempo veniva cotta sul fuoco, nel testo.

Lo stampo usato è particolare, rispecchia la necessità di fare propaganda al proprio casato. Le imprese araldiche servivano a far comprendere e mostrare quale era la politica del duca. Una sorta di “pubblicità” attraverso le immagini, visto l’analfabetismo diffuso dell’epoca. Tra le imprese araldiche care a Ludovico il Moro c’era lo “Scovino”, che si trova sia nei tondi della piazza ducale, e al Colombarone della Sforzesca, attestato in libri e quadri con Ludovico vestito in abiti di velluto su cui è ricamata questa impresa araldica.

All’interno dell’impasto c’è un’altra preziosità: i candidati. I cedri che arrivavano da Genova, attraverso gli Appennini perché i confettieri genovesi era i più rinomati.
Sarebbe stato bello poter usare i frutti canditi “colorati” perché un modo che avevano i nobili di dimostrare alle persone che sedevano nel loro banchetto, mostrare la propria opulenza, era quella di usare le pietre preziose nelle ricette, come le perle nel riso. Ma il dubbio sull’uso dei coloranti artificiali nei candidi ha fatto propendere per l’uso nella torta, solo del cedro candito polverizzato.

Nasce coì questa ricetta che dal 1993, quando è stata presentata al pubblico, è un vanto per la città di Vigevano e riscuote notevole successo.

Oggi, e domani, inoltre è la festa di Vigevano e come ogni anno si tiene il Palio , ed è un buon modo per essere catapultati nel periodo rinascimentale e mangiare il dolce con Beatrice e Ludovico.

Pur conoscendo gli ingredienti usati nella torta, la ricetta è gelosamente conservata dall’unica pasticceria, Pasticceria Dante, che a Vigevano la produce, per cui le quantità sono puramente una ipotesi.

Ingredienti

Pasta frolla
Farina 400 g
Burro 200 g
Zucchero 180 g
Tuorli 2
Vaniglia

Ripieno
Riso 250 g
Latte 1 litro
Vaniglia mezza bacca
Cannella
Buccia di limone
Farina di mandorle 100 g
Cedro candidato in polvere
Zucchero 150 g
Sale
Acqua di rose 2/3 gocce

Portare ad ebollizione il latte con i semi della bacca di vaniglia e la scorza di mezzo limone.
Versare il riso e cuocerlo per 30 minuti aggiungendo, a metà cottura, zucchero, un briciolo di sale, il burro e un cucchiaino raso di cannella.
Intanto fare la pasta frolla montando lo zucchero, le uova, il burro morbido e il pizzico di sale. Unire tutto alla farina. Impastare velocemente e mettere l’impasto in frigorifero per il riposo, per 30 minuti.
Quando il riso è giunto a cottura, dovrà risultare ancora al dente ma molto cremoso e abbastanza liquido, levare la buccia del limone e unire la farina di mandorle, il cedro candito. Unire al riso l’acqua di rose.
Foderare una teglia di 24 cm con la pasta frolla, mantenendo un bordo di circa 5 cm, e versarci il composto; chiudere la torta con un altro disco di pasta frolla e infornare a 180° per circa 50 minuti o comunque fino a quando non avrà acquisito un bel color biscotto non eccessivamente bruciato.


Settembre, la Naked Cake

“Siete fra quelli che scelgono un viaggio nella capitale francese non per le romantiche passeggiate sul Lungosenna, ma perché “Parigi val bene una mousse”?

Non avete mai saputo come finisce la favola di Biancaneve, perché a “specchio, specchio delle mie brame” iniziavate a fantasticare su glasse e coperture?

E siete ancora convinti che il discorso più rivoluzionario del secolo scorso inizi con “I have a cream”?

Allora, non perdetevi Sweety of Milano, la grande manifestazione di pasticceria che si terrà nel capoluogo lombardo il 17 e il 18 settembre, nel corso della quale i nostri Maestri più famosi terranno masterclass a tema, proporranno le loro nuove creazioni, incontreranno il pubblico davanti ad un caffè, in un fine settimana all’insegna della dolcezza e della creatività”

Settembre per me è il mese più bello dell’anno. Sarà forse perché sono nata a Settembre, ma secondo me è il mese degli inizi. L’inizio del mio nuovo anno. E’ il mese dei buoni propositi. Si torna dalle vacanze ritemprati, pronti ad attraversare un altro anno di lavoro, con nuove aspettative. Rinnovati.
E’ il mese in cui non fa più cosi caldo, ma non fa ancora freddo. Le ombre si fanno lunghe prima ma la dolcezza delle serate e dei tramonti è languida.
Settembre è il mio capodanno.

E a Settembre dedico la mia Naked Cake per l’MTC e Sweety, e io ci sarò.


E’ stata un’occasione speciale poter partecipare al primo Master organizzato da MTC . Giusto un regalo di compleanno.

Negli ultimi 15 giorni la partecipazione ad un gruppo di lavoro composto da 20 Foodblogger, il cui obiettivo è stato quello di imparare non solo come si fa una Naked Cake, ma approfondimenti su creme, sciroppi, Pan di Spagna e Torte Margherita. Con le istruzioni di Pasticceri di fama internazionale come Leonardo di Carlo o Iginio Massari e il contributo di due tutor speciali Maria Grazia Viscito e Ilaria Talimani.
Ora il passaggio successivo per cinque, selezionate da Michel Paquier, delle 20 foodblogger è essere a Sweety per partecipare alla selezione della torta vincitrice. La giuria composta da Alessandro Servida, e Claudio Colombo, redattore de Il Pasticcere e Gelatiere italiano

La mia Naked dedicata a settembre e ai suoi prodotti di stagione, è una torta a due piani.

Per la torta Margherita di L. Di Carlo

Unire le uova intere, lo zucchero, il miele, la buccia di limone e la vaniglia, mescolare e scaldare a 45°-50°. Mettere in planetaria e montare con la frusta. A metà montaggio, cioè dopo 8/9 minuti, Aggiungere a filo i tuorli r continuare a montare fino ad ottenere una massa voluminosa e stabile.
Inserire a mano delicatamente la farina setacciata con la fecola. Prelevare 1/10 di massa e inserire il burro fuso a 45°. Aggiungere delicatamente al resto della massa. Mettere in stampi imburrati e zuccherati con zucchero a velo: uno da 20 cm alto 10 e uno di 14 cm e alto 10.

Cuocere subito in forno preriscaldato a 180°, chiuso per 10 minuti e fessurato per altri 30.

Per lo sciroppo al Marsala aromatizzato arancia, cannella e chiodi di garofano

Mettere in una pentola dal fondo pesante, l’acqua, il Marsala e lo zucchero. Mescolare per un paio di minuti in modo che lo zucchero si sciolga. Mettere al fuoco dolce. Aggiungere la buccia tritata dell’arancia, la cannella, i chiodi di garofano e portare a bollore. Lasciare bollire per qualche minuto.

Per la Crema

In un tegame bollire il latte, la scorza di limone e la vaniglia. A parte mescolare i tuorli, lo zucchero e l’amido di riso. Versare io latte bollente e continuare a mescolare con un frustino sul fuoco fino a cottura avvenuta, cioè quando la Crema si addenserà. Fare raffreddare velocemente e mettere in un contenitore, ricoprire con la pellicola e lasciare in frigorifero.
Montare il mascarpone con la prima parte di panna e la Crema pasticcera e il marsala. Montare la seconda parte di panna con lo zucchero. Unire le due masse. Mettere in frigo a raffreddare.

Per le Arance disidratate

Lavare e asciugare l’arancia e tagliare fette sottili possibilmente della stessa dimensione. Mettere in un unico strato distese su un foglio carta forno e infornare a 100° per tre ore. Lasciare raffreddare.

Per la frutta brinata

Sbattere leggermente dell’album. Affondare la frutta da brinare, scolarla. Lasciare qualche secondo perdere l’eccesso e rotolarla nello zucchero semolato. Togliere e lasciare asciugare.

Il montaggio

Tagliare una volta raffreddate le fette della Torta Margherita alte circa 3 cm. l’una. Su ogni fetta distribuire uniformemente un poco di sciroppo.
Con la sac a poche distribuite la Crema sulle fette di Margherita. Mettere in frigo a raffreddare.
Montate le fette una sull’altra lasciando per terza la base della torta, in modo che mostri l’esterno.
Tagliare i fichi in due, tagliare alcuni acini di uva in due. Distribuire la frutta sulla torta e alcuni grappoli a lato.
Inserire alunni rametti di rosmarino, e le fette di arancio disidratato.
Versare un poco di sciroppo su tutta la torta.


Ingredienti per uno stampo da. 20 cm e uno da 14 alti 10 cm.

Per la torta Margherita

375 g di uova intere (8)
300 g di zucchero semolato
37,5 g di miele di acacia
10 g di buccia di limone
1 bacca di vaniglia
300 g di tuorli (20)
3 g Sale
285 g di farina 00 (w 150/160)
187,5 g di cedola di patate
187,5 g di burro fuso a 45°

Per lo sciroppo

500 g di Acqua
19 g di Marsala
767 g di Zucchero
Buccia di mezza arancia tritata
Un cucchiaino di cannella in polvere
5 chiodi di garofano

Per la Crema

70 g di tuorli
100 g di zucchero
25 g di amido di riso
330 g di latte
Scorza di limone
Bacca di vaniglia

500 g di mascarpone
200 g di panna
400 d di. Crema pasticcera
800 g di panna
100 g di zucchero
2 cucchiai di Marsala

Per le arance disidratate

Un arancia sodo e intero

Per la frutta brinata

Frutta fresca: mirtilli, uva
Albume
Zucchero semolato

Per la decorazione

Un grappolo di uva nera
Tre fichi neri
Una decina di mirtilli brinati
Alcuni acini di uva brinata
Alcuni acini di uva fresca
Alcuni rametti di rosmarino
Tre fette di arancia disidratata
Alcune foglie di alloro


Zuppa fredda alle prugne con budino all’uva sultanina

Camilla Assandri del blog La cascata dei sapori è l’Ambasciatrice di questa giornata nazionale della prugna per il Calendario del cibo italiando di AIFB a cui ho voluto contribuire con questa ricetta.

Desiderosa di farla da tanto tempo, come al solito questo calendario mi spinge là dove la pigrizia e la mancanza di tempo a volte remano contro. Devo dire che ho passato le mie ferie a casa e quindi sicuramente in questo periodo ho più tempo da dedicare a questa attività, solo unicamente per piacere.

Rimando al post sul sito AIFB il racconto sul prodotto e qui resta il procedimento della ricetta per il mio contributo.

Snocciolate le prugne e cuocetele con l’aggiunta di zucchero, vino bianco, vaniglia e cannella a fuoco mite fino a che le prugne non sono disfatte. Passate il tutto e filtratelo. Lasciate raffreddare.
Per il budino fate ammorbidire l’uva sultanina in un bicchiere di maraschino, Intanto montate il burro con la metà dello zucchero e unirvi i tuorli uno ad uno. Montate a neve gli albumi con l’altra metà dello zucchero. Unite all’impasto dei tuorli l’uva sultanina ammorbidita con il suo liquido, le mandorle tritate, i biscotti sbriciolati e gli albumi montati.

Imburrate e cospargete di zucchero le formine e cuocetele a bagno maria in forno a 180° per 25 minuti circa.
Versate la zuppa nei piatti e servitela fredda insieme al budino.

Ingredienti:

perl la zuppetta
500 g di prugne mature
6 dl di vino bianco secco
un cucchiaino di polvere di cannella
una stecca di vaniglia
150 g di zucchero

per il buduno
50 g di uva sultanina
5 cl di maraschino
85 g di burro
90 g di zucchero
3 uova
15 gr di mandorle tritate
130 g di biscotti (frollini) sbriciolati
burro per ungere le formine


Pesche al forno ripiene

Era tanto che volevo provare a farle, ma poi sfuggivano sempre le pesche, perchè mangiate prima di fare in tempo a farle o perchè finita la stagione. Un classico della cucina piemontese.
Questa volta però ne ho sentito parlare così tanto in questo periodo per via del Calendario della cucina italiana di AIFB che non ho voluto saltare anche quest’anno. L’occasione non poteva essere migliore per via della Giornata Nazionale delle pesche all’amaretto la cui ambasciatrice è Ottavia Belli del blog Chicco di Riso . Piemontese, per cui gioca in casa e vi racconterà tutto sulla storia di questo piatto nel post dedicato alla Giornata Nazionale.

Per un piatto così ovvio che ci vogliono delle signore pesche. Io me le procuro a Km0 da un produttore locale lomellino. Appena colte dall’albero, maturazione sulla pianta e non in frigorifero. Succose, tenere, saporite. Una meraviglia.

E’ un classico quindi poco creatività ma esecuzione guardando la ricetta. Ne ho due: una è quella scritta sul “Cucchiaio d’Argento”, la mia Bibbia sulle ricette classiche. E’ un’edizione di 30 anni fa circa, tutta rovinata per via dell’uso, ma utilissima; l’altra ricetta è presa da l’Enciclopedia di Vissani. Le due ricette non differiscono di molto se non nell’uso del vino. Invece del Maraschino, Vissani usa il Moscato.
Questa è la mia versione, sbirciando un po’ qua e un po’ là.

Lavate asciugate e dividere le pesche a metà, togliete il nocciolo e con uno scavino togliete anche un po’ di polpa che terrete a parte.
Tritate le mandorle pelate con gli amaretti e poi aggiungete la polpa di pesca. Unite lo zucchero, il cacao amaro e un cucchiaio di maraschino.
Prendete una pirofila imburrata e posizionateci le mezze pesche. Riempite le cavità con il composto, spolverizzare con dello zucchero e un trito di amaretti.
Mettete la pirofila in forno preriscaldato s 200° per 40 minuti.
Sfornatele e servite.

Ingredienti

4 pesche
40 g di amaretti
40 g di zucchero
1 cucchiaino di cacao amaro in polvere
Qualche mandorla pelata
1 cucchiaio di maraschino
burro per la pirofila


Gelato alla banana

La prima Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea si è svolta dal 6 all’8 luglio presso Palazzo Lombardia a Milano per delineare il futuro della Dieta Mediterranea: uno stile di vita eccellente dal punto di vista della salute dell’uomo e dell’ambiente, ma dal quale le popolazioni – comprese quelle del Mediterraneo – si stanno progressivamente discostando.

La Call for Action intende valorizzare la Dieta Mediterranea come stile di vita che vada oltre la nutrizione, coinvolgendo gli aspetti di sostenibilità ambientale e il suo valore socio-culturale ed economico,
arginando il potenziale pericolo di abbandono di questo patrimonio comune. L’appello, lanciato da IFMeD – International Foundation of the Mediterranean Diet – mira al riconoscimento della Dieta
Mediterranea come un elemento decisivo per la sostenibilità del Food System nei Paesi Mediterranei e lo fa attraverso un’azione comune e condivisa, secondo le linee guida dell’Agenda delle Nazioni Unite
per lo sviluppo sostenibile per il 2030.

“Fino a oggi si è guardato alla dieta mediterranea come a un regime alimentare salubre. Ma è molto di più” afferma l’esperto della FAO Sandro Dernini, autore del rapporto “Mediterranean food consumption patterns” presentato da Fao e Ciheam all’Expo di Milano. Nel rapporto si definisce un nuovo sistema chiamato Med Diet 4.0. ovvero un modello che analizza le quattro dimensioni della dieta mediterranea: ambiente, economia, cultura e salute. “La cosa difficile- continua Dernini – è far passare il concetto della sostenibilità, ovvero un sistema in cui i consumi influenzino una produzione sostenibile e legata al territorio”.

Aver aggiunto quindi una dimensione alla piramide alimentare della dieta mediterranea sottolinea questi aspetti.

Vorrei contribuire all’importanza alla divulgazione della dieta mediterranea, partecipando a questo contest promosso da AIFB e da L’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli con una ricetta dedicata ai bambini, il nostro futuro. Credo che anche i grandi possano goderne ma a loro in particolar modo la dedico.
In questa torrida estate fa bene cercare qualche refrigerio. E un “gelato” è l’ideale.

Prendete una banana, dopo averla sbucciata mettetela a pezzi nel mixer, aggiungete mezza mela sbucciata e fatta a pezzi, qualche goccia di limone, un cucchiaio di yogurt naturale intero, e aggiungete un cucchiaio di miele all’arancio. Mixate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Riempite dei contenitori per gelati/ghiaccioli e lasciate raffreddare in frigo per una notte. Per consumarli, lasciate scaldare fra le mani il contenitore ed estraete il gelato.

Rinfrescante ed ideale per una merenda estiva.



Ingredienti per 6 gelatini

Una banana
1/2 mela
qualche goccia di limone
1 cucchiaio di yogurt
1 cucchiaino di miele all’arancio


Pomodori di Pachino IGP caramellati per un FlashMob

Più o meno 10 anni fa, con un gruppo di amici, tutti genitori di figli la cui età variava tra i 10 e i 16 anni, ho fatto una vacanza in Sicilia. Non c’ero mai stata e dopo l’impatto iniziale non proprio piacevole, ho scoperto una terra meravigliosa con i segni di un’ opulenza passata. Di una natura meravigliosa, calda e avvolgente. Luoghi e paesi in cui si sente il passaggio della storia. Non solo la bellezza del mare ma anche un interno generoso, importante.

Una delle mete dei giri intorno alla base stanziale di Pozzallo è stata Pachino. Furono i fratelli Gaetano e Vincenzo Starrabba che, nel 1758, chiesero a Carlo III di Borbone e, successivamente, nel 1760, a Ferdinando IV delle Due Sicilie l’autorizzazione a fondare una città (licentia populandi). Il decreto che fu emesso a Napoli, in data 21 luglio 1760, e fu reso esecutivo in data 1º dicembre 1760. Piccolo paese, oggi di poco più di 22.000 abitanti, in provincia di Siracusa, è la città che ospita la coltivazione IGP del pomodoro ciliegino detto, appunto, Pachino.

Eccomi qui a rivivere e a ripensare alle vacanze estive, allo splendido mare, ai figli piccoli grazie a questo FLASHMOB a cui partecipo con piacere.


Lavate i pomodorini, inciderli a croce sul fondo. Lasciarli qualche minuto in acqua bollente, poi scolateli e sbucciateli delicatamente.

Sistemate i pomodorini in pirottini o in vetro. In una casseruola lasciate sciogliere un paio di cucchiai di miele d’arancio in cui lasciate cadere i semi di un bacello di vaniglia. Una volta che si è sciolto e caramellato suddividere il miele nei pirottini, versandolo sui pomodorini.
Infornate a 120° e cuocete per 90 minuti. Servite i pomodorini con gelato alla vaniglia e biscotti.

Con questa ricetta partecipo al FlashMob organizzato da AIFB e dal Consorzio dei Pomodori di Pachino IGP per la settimana del pomodoro inserita nel Calendario del cibo italiano


Ciotoline di latte al caramello

Oggi è la giornataMondiale del latte, importante ma anche discusso prodotto della nostra alimentazione. Dopo aver scritto il post per il Calendario del Cibo Italiano, di AIFB come Ambasciatrice, contribuisco con una ricetta semplice a base di latte. Un piccolo dolce che va bene per merenda o dopo cena.


Fate il caramello con lo zucchero e l’acqua. Fate raffreddare leggermente prima di versarlo sul fondo di 6 ciotoline.
Mettete la panna, il latte e la stecca di vaniglia in una casseruola e portate ad ebollizione. Mettete in una ciotola i tuorli con lo zucchero e montateli. Quando il composto diventa chiaro e raddoppia di volume versate il latte e la panna suoi tuorli. Mescolate bene. Riempite a metà le ciotoline con il preparato e mettetele a cuocere al vapore coperte. Fate raffreddare completamente prima di servire

500 ml di latte intero fresco
300 ml di panna fresca da montare
1 stecca di vaniglia
60 g di zucchero
4 tuorli

Per il caramello
150 g di zucchero
2 cucchiai di acqua


CheeseCake al latte condensato

Ed ecco la seconda proposta. Un cheesecake più Cake ovvero dolce. Sempre per la divertente e appassionante sfida di Mtchallenge, arrivata alo 57esima edizione con Annalù&Fabio di Assaggi di viaggio.

Devo confessare che non sono sicura che il Cheesecake sia in gara perché per fare la base ho adoperato i biscotti al cioccolato, PandiStelle, Una volta sbriciolati, penso troppo grossolanamente perchè li ho frantumati a mano visto che si è rotto nel il mio minipimer e quello che mi ero fatta prestare era scarico. Io che di tecnologia ci vivo non ho mai imprecato tanto contro un apparecchio che non si può attaccare alla corrente ma funziona solo se è stato caricato stando attaccato alla sua base per qualche ora. Certo se l’avessi saputo o meglio pensato, perché avrei potuto arrivarci prima, l’avrei tenuto attaccato alla sua base per tutta la notte precedente, ma proprio non mi aveva sfiorato l’idea che potesse scaricarsi nel momento sbagliato.
Quindi oltre ad essere troppo grossolani come impasto, ho cercato di tenerlo insieme non con il burro come ogni cheesecake che si rispetti, ma con l’olio. Scelta che voleva essere dietetica/salutista. Il risultato di queste due scelte avventate è stato che l’impasto non è rimasto molto insieme e si sbriciolata.
Con il senno di poi, non credo che l’olio fosse consentito. Pazienza. Come si dice, l’importante è partecipare!
Comunque era molto buona. E finita due giorni dopo l’impasto di biscotti si era compattato assorbendo l’umidità della torta ed era come doveva essere.

Prendete i biscotti, sbriciolateli bene, possibilmente con il mixer, aggiungete l’olio evo fino ad ottenere un composto omogeneo e compatto che va steso sulla base della tortiera.
In una ciotola mescolate il Paneer con il mascarpone, e lo zucchero e 2 uova. Mettete il composto nella portiere sopra i biscotti. Lasciate cuocere in forno preriscaldato per 35 minuti.
A parte preparate la Crema:
Mettete al fuoco due cucchiai di zucchero e a fuoco tenue lasciate caramellare. Aggiungete il latte condensato e lasciate cuocere a fuoco lento fino a che non si caramella anche il latte.
Distribuite sulla torta.

Ingredienti

Una ventina di Biscotti Pan di Stelle
2 cucchiai Olio evo
2 uova
150 g Paneer
150 g Mascarpone
4 cucchiai Zucchero
300 g Latte condensato


Bodino in fiamme di Petronilla

Oggi è la giornata Nazionale di Petronilla . L’ambasciatrice Anna vi racconta chi era questa donna straordinaria che non conoscevo ma sicuramente merita di essere conosciuta e ricordata. Femminista, medico donna quando ancora le donne non accedevano alle carriere maschili. Autonoma, indipendente. Era amica di Anna Kuliscioff, di Sibilla Aleramo, di Ada Negri, curava gratis, volontariamente, nella Poliambulanza di Porta Venezia a Milano le donne che erano rimaste sole perché i mariti erano in guerra.
Mi unisco ad Anna per ricordare Amalia Moretti alias Petronilla con questa ricetta, trascritta fedelmente dal ritaglio della rubrica “Tra i fornelli” della Domenica del Corriere, ritrovato tra le ricette conservate da mia zia, 96 anni, nel suo libro di cucina. Non so se la zia l’ha mai fatta, che io mi ricordi, dal 1960 in poi no. E’ stata conservata, prima che lo facesse lei, suppongo da sua madre, mia nonna, giovane sposa, fedelmente dal ’34 ad oggi passando quasi indenne per una guerra.

Portare in tavola alla fine di uno dei pranzi delle prossime feste un dolce avvolto da alte fiamme costituirà una allegra sorpresa per i commensali e un piccolo trionfo per la massaia… ebbene se volete sorprese e trionfo e alla svelta e in modo sicuro e all’economia.
Da brava massaia avrete in casa per uso di cucina, una bottiglia di quel rhum che si prepara abbastanza all’economica comprando con una lira dal droghiere un boccettino della relativa essenza e unendola ad acqua, zucchero ed alcool nelle dosi che sono chiaramente indicate sull’etichetta.
Allora mettete al fuoco nel Paiolino un litro di latte, addolcito con un etto di zucchero e tosto bolle e sempre mescolando con il bastone da polenta lasciatevi cadere a poco a poco un etto e mezzo di semolino; leggerissimamente salate e fate cucinare per 15 minuti non smettendo mai di rimescolare.
Ritirate il paiolino dal fuoco e lasciate raffreddare. Sbattere 6 uova con tre cucchiai di zucchero. Raschiare il giallo della buccia di mezzo limone e ricordate che il raschiare limone molto si presta un pezzo di vetro, dimezzate per il lungo mezzo etto di verdi pistacchi (o di bianchi pignoli se non potete avere i pistacchi).
Sminuzzare un pezzo di cedro candito. Mondate mezzo etto di uva sultanina e lavatela con un goccio di rosolio se ne avete di casalingo. Montate a neve e ben soda due albumi di quelle uova. Unite alla bianca polentina che dentro il suo paiolino sarà nell’attesa, i tuorli battuti e mescolati; i pistacchi, il cedro, l’uva e la corteccia del limone e mescolate; una presina di cannella in polvere e mescolate; un bicchierino di quel rosolio e mescolate; gli albumi montati e mescolate per bene per l’ultima volta.
Imburrate uno stampo da bodino e spolveratelo di pane finemente trito. Versateci dentro tutta la polentina.
Un’ora prima del pranzo cucinate il bodino in forno o fra le brage. Al momento di servire capovolgete lo stampo sul piatto, versate sul bel bodino dorato uno, due anche tre bicchierini di quel rhum; date fuoco con un fiammifero; e quando l’allegro bodino tra le sue allegre fiamme farà la sua comparsa sulla porta del tinello, ben allegra accoglienza gli verrà allora fatta, e accoglienza che tanto più lungamente verrà dimostrata quanto più a lungo arderanno le fiamme, cioè quanti più numerosi saranno stati quei tali bicchierini di quel tale rhum casalingo.”

Ingredienti

1 lt di latte
100 g di zucchero + 3 cucchiai
1,5 etto di Semolino
6 Uova (6 tuorli e 4 chiare, 2 chiare montate)
50 g di Uvetta sultanina
50 g di Pignoli o pistacchi
Cedro
Rhum
1 limone (la buccia grattata)
Cannella, sale, pangrattato, burro


Frolla montata all’olio

Seconda proposta per la sfida 56 di MTC sulla ricetta proposta da Jury e Dani di AcquaeMenta. E la seconda prevede obbligatoriamente l’uso dell’olio di oliva al posto del burro.
Ho deciso di utilizzarlo per fare una frolla montata. Volevo utilizzare la sparabiscotti, ma anche questa volta non sono riuscita ad utilizzarla. Decisamente non sono capace di usarla.
Quindi ho ripiegato su un biscotto dalla forma differente.

In una terrina mettete lo zucchero e l’uovo. Montate l’uovo fine ad ottenere un composto chiaro e liscio. Aggiungete qualche goccia di limone. Aggiungete poi l’olio e continuate a montare. Aggiungete la farina setacciata poco alla volta.
Otterrete un composto troppo morbido per essere steso, ma abbastanza consistente per poterla lavorare.
Fate delle palline su cui appoggiare una nocciola e mettete in forno già caldo a 170° per 10/15 minuti.

Ingredienti

100 g di zucchero semolato
200 g di farina multicereali
25 g di farina integrale
100 g di olio di oliva
Succo di limone


Biscotti per giocare

 

Vorrei partire
per andare lontano
non importa la velocità
Andare, con qualsiasi mezzo
Va bene anche andare piano
Là dove è importante il cuore
Ma non ne basta uno
ma due, tre…tanti
che si rincorrono tra loro
per riempirli di dolcezza
che portino fortuna
per farli diventare grandi
e condividerli con tutto l’MTC

 

Ingredienti

500 g farina 00 da dolci
200 g di zucchero semolato
200 g di burro
2 uova intere
un pizzico di sale

Tagliate a dadini il burro freddo.
Mettete la farina sulla spianatoia setacciandola, mettete al centro il burro e iniziare a lavorarlo insieme alla farina strusciando farina e burro tra le punta delle dita. Si formerà un finissimo sfarinato, come la sabbia.
Formate al centro di questo sfarinato una buca (la classica fontana) e aggiungete al centro i tuorli, lo zucchero a velo setacciato, il pizzico di sale e, se piacciono scorza di limone o vaniglia. Sbattete con una forchetta le uova, aggiungendo poco dello zucchero che troviamo intorno.
Con la forchetta avvicinare la farina dai bordi verso il centro. Con l’aiuto di una spatolina, aprire e separare la pasta strisciandola sul tavolo in modo da far assorbire la farina alle uova. Durante questa lavorazione non ammassate l’impasto ma va separato e ricomposto sul tavolo fino a che la farina non sarà assorbita.
Appena tutto sarà ben amalgamato compattatela sul tavolo da lavoro, dividendola e sovrapponendola per due, tre volte.
Date una “forma” tondeggiante, ricoprite di pellicola e mettete in frigo una quindicina di minuti in modo di lavorarla meglio.
Stendete l’impasto all’altezza di circa 5 mm. e usate la forma che preferite per tagliare la frolla.
Spennellate con il latte o tuorlo sbattuto la superficie. Infornate a 180° per una decina di minuti dipende dalla scelta della forma e dello spessore della pasta. Fino a che diventano bruni.

Per la decorazione

Zucchero a velo
limone
1 albume leggermente montato
acqua di cottura di spinaci
succo di fragola

Mescolate lo zucchero a qualche goccia di limone e all’albume. Aggiungete gocce di succo di fragola per renderlo rosa o acqua di cottura fredda, di spinaci per renderlo verde. La densità dell’impasto è giusta quando facendo scivolare l’impasto da un cucchiano si può “scrivere”.

La sfida di questo mese proposta da Dani e Jury è sui biscotti e da loro tutte le info e gli approfondimenti sull’argomento.


Gastronomia piemontese, il Bonet

Mi aggiungo ai contributi della Giornata Nazionale del Bonet per ricordare e raccontare un approfondimento di uno dei primi BlogTour a cui ho partecipato, organizzato da AIFB, che propone il Calendario del Cibo Italiano.
Un tour vicino a casa, nell’OltrePo, decisamente interessante e in parte raccontato qui a giugno del 2014.
Uno dei momenti previsti all’interno del Tour è stato uno showcooking in cui è stata protagonista Alessandra, quinta generazione nella cucina del ristorante “Del Belbo da Bardon”, di cui parla come la cucina di casa perché quando lei è li non si sente al lavoro, ma a casa. Con la compagnia della nonna Anna Maria Barone, chef del ristorante, ci hanno raccontato come si fa il Bonet.

 

Ingredienti per due stampi grandi

150 g di cacao zuccherato
75 g di cacao amaro
200 g di zucchero
200 d zucchero per il caramello
30 g di amaretti
2 lt di latte
12 uova
1 bicchierino da chupito di fernet

Sbattete le uova con lo zucchero zucchero. Aggiungete il cacao in polvere e il fernet. Portate mezzo litro di latte ad ebollizione e. sbriciolate dentro gli amaretti che si scioglieranno. Lasciate raffreddare e aggiungete il restante latte. Versate il latte nel composto di cacao, a poco a poco. Amalgamate bene tutti gli ingredienti mescolando delicatamente con un mestolo di legno o una frusta.
Preparate un caramello riscaldando lo zucchero in un pentolino. Quando diventa color nocciola, agitate la pentola, senza mescolare fino a quando non raggiunge la consistenza giusta.
Versate subito il caramello negli stampi facendolo colare velocemente lungo i lati.
Versate il composto negli stampi e cuocete a bagnomaria in forno già caldo a 170°C per circa un’ora, senza lasciar mai bollire l’acqua del bagnomaria.
Fate raffreddare gli stampi prima di capovolgerli e di servirli.