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Meditaggiasca 2017

olive

Si rifa la valigia e si riparte. Questa volta non sarà un Calendario del Cibo Italiano, Bianca Berti, Alessandra Molla, Sabrina Fattorini, Alessandra Gabrielli, Fausta Lavagna, Silvia de Lucas Riviera e insieme ad un Maestro dell’ olio arteciperemo ad una cooking class tematica sugli impasti a base di extravergine.

Tanti gli chef che si alterneranno in cooking show spettacolari secondo un programma dedicato alla taggiasca e a tutti i prodotti che vengono realizzati partendo dall’oliva ligure: Kotaro Noda, Mirella Porro, Andrea Ribaldone, Riccardo Farnese, Antonio Buono, Giorgio Servetto, Sybil Carbone, Nikita Sergeev, Andrea Setti, Cristoforo Trapani, Manuel Marchetta.
olio meditaggiasca

La manifestazione, grazie al fondamentale contributo del Comune di Taggia, è organizzata dall’ Associazione Oro di Taggia, l’Associazione produttori Moscatello di Taggia e Witaly, azienda organizzatrice di eventi enogastronomici nel territorio nazionale.
L’associazione Oro di Taggia nasce per salvaguardare e promuovere l’olio e l’oliva di cultivar Taggiasca, e si rivolge sia ai produttori, per confrontarsi e migliorare le tecniche agricole, di frangitura e di commercio, sia agli utilizzatori, per fare capire meglio le caratteristiche dell’olio e dell’oliva, ed indirizzarli nell’assaggio. L’Associazione produttori Moscatello di Taggia è un’ associazione che riunisce i produttori del moscatello garantendone la qualità dei vini con un rigido disciplinare di produzione ed accurati controlli.

Le giornate saranno coordinate e commentate da Luigi Cremona, noto giornalista enogastronomico.

Quindi ancora in giro per divertirsi ed imparare. Ne riparliamo al ritorno.

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Le fave ai tempi dei Romani

fave

Se non avete mai fatto un giro nel Museo Archeologico di Torino ve lo consiglio, specialmente se sarete accompagnati nel giro da una guida che vi racconta con passione tutti gli aspetti di questa che oggi è chiamata GastroArcheologia.
In occasione del Festival del Giornalismo Alimentare che si è tenuto a Torino nel recente Febbraio mi è stato possibile godere di questo privilegio. Un modo di fare cultura gastronomica partendo dalle nostre origini, senza passare da uno ShowCooking Stellato.

romani

In un viaggio affascinante scopriamo molte cose tra cui dil GarumApicio, Marco Gavio Apicio è stato un gastronomo dell’Antica Roma, vissuto a cavallo fra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. Descritto come amante dello sfarzo e del lusso dalle fonti, egli costituisce ad oggi la nostra principale fonte sulla cucina romana, nel De re coquinaria condisce con il Garum almeno 20 piatti. Il Garum era così comune che Apicio, dà per scontata la ricetta e nel suo libro non ce l’ha tramandata; accenna soltanto che è un prodotto della fermentazione delle interiora di pesce e pesce al sole, senza neanche dire che erano preventivamente salate. Scrive che dalla fermentazione di queste interiora, si separa un solido e un liquido che chiama liquamen.

E’ difficile oggi ripetere le ricette di allora, sia per una mutata idea del Gusto a cui oggi siamo abituati, sia per una serie di prodotti oggi introvabili. Per celebrare quindi la del Calendario del Cibo Italiano prendo una ricetta di Apicio, rivista in chiave moderna da di Hans-Peter von Peschke e Werner Feldmann in La Cucina dell’Antica Roma.

Nella ricetta in chiave moderna alcuni prodotti sono usati in sostituzione del Garum. Ne risulta una pietanza abbastanza forte, per il mio palato, ma piacevole probabilmente da stemperare unendo le fave a qualche insalata.

Pulire le fave e cuocerle in brodo vegetale per circa 30 minuti. Scolarle. Mescolare, usando il mortaio, pepe e cumino macinati con sedano montano e coriandolo tritati, salsa di soia, olio, vino e acciughe. Ne uscirà come un pesto un poco più liquido. Condire le fave con questa salsa e rimettere il tutto a cuocere per altri 5 minuti. Servire.

Ingredienti
800 g di fave fresche
1/2 l di brodo vegetale
1 pizzico di pepe nero macinato
1 pizzico di cumino
1/2 cucchiaio di sedano montano (Levisticum)
1 cucchiaio di coriandolo
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai d’olio di oliva
1 cucchiaio di vino bianco
1 filetto di acciuga sott’olio

fave

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Red Velvet cheesecake

red velvet cheese cake

Non ho mai amato il colore rosa, forse perchè da bambina era il colore associato a mia sorella. Abbiamo un anno di differenza, spesso ci vestivano uguali ma lei in rosa e io in celeste. Ero un poco invidiosa, lei è bella, fortunata, brava a scuola, la prima della classe, e io dovevo stare al passo. Nel confronto ero sempre perdente. Forse il rosa ne ha risentito.
Credo di non aver mai comprato nulla di rosa, ne per la casa, ne per vestirmi. Qualcosa di rosso al massimo.

Però sinceramente, non è così brutto, e dovrò rivalutarlo anche perchè gli anni sono passati. Oramai noi cresciute e con vite differenti il confronto è meno costante. Io non mi vesto più di celeste e lei non si veste più di rosa.

cheesecakered

Allora facciamola questa cheesecake rosa per Recake 2.0 di Febbraio. La Red Velvet Cheese Cake di Donna Hay.

Ho usato come formaggio cremoso il mascarpone e invece del Cioccolato fondente ho pensato di usare quello al latte ma poi ho associato latte al bianco e ho comprato quello bianco a cui ho aggiunto scaglie di cioccolato fondente e non so se era ammesso, il colorante in Gel.

Per la realizzazione rimando a casa Recake 2.0

cheese red

INGREDIENTI

Per la base
350 g biscotti al cioccolato
40 g farina di mandorle
100 g burro fuso

Per la crema
250 g mascarpone
150 g ricotta
110 g zucchero semolato fine
2 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
100 g cioccolato bianco fuso e scaglie di cioccolato fondente
1½ cucchiaio colorante alimentare rosso

Per finire
qb cacao amaro per spolverizzare

banner recake


Un pane che è una barretta energetica

Uno dei blog che seguo assiduamente è quello di Alanna Taylor Tobin in cui mi sono imbattuta per caso un giorno. Un blog dalle bellissime fotografie e dalle ricette gluten free spettacolari. Con due difetti: le ricette scritte in inglese e l’uso di ingredienti non facili da reperire. Ci faccio un giro per lustrarmi gli occhi e sospirare.

Non avevo mai provato a rifare le sue ricette, fino a quando ho comprato il suo libro: Alternative Baker

Ho cercato di rifare un suo pane: Pumpkin cranberry nut and seed loaf, che assomiglia più ad una barretta energetica che ad un pane. Il risultato è stato interessante, non sono riuscita a trovare un ingrediente in tempi brevi, le bucce di psillo, e ne ho fatto a meno, non so se in questa maniera ne ho compromesso il risultato, non tanto per il sapore ma per la consistenza e l’equilibrio proteico.

Ingredienti per due pani

175 g di gherigli di noci
140 g di semi di zucca
250 g fiocchi d’avena
145 g di mirtilli disidratati
90 g semi di lino
30 g di bucce di psillio (non le ho adoperate)
40 g di semi di chia
9 g sale fino marino
cannella
noce moscata grattugiata
425 g purea di zucca
235 ml di acqua
60 ml di sciroppo d’acero
60 ml di olio di semi di girasole

Preriscaldare a 165° il forno. Tostare fino a doratura i semi di zucca e le noci, mischiare la padella di tanto in tanto. Lasciare in forno per 10-15 minuti.
Nel frattempo in una grande ciotola mescolate l’avena, i mirtilli rossi, semi di lino, sale, (le bucce di psillio,) i semi di chia, la cannella e la noce moscata in modo che si mescolino bene.
Mescolate le noci calde alla purea di zucca, all’acqua, allo sciroppo d’acero e all’olio di girasole e unite ai semi con un cucchiaio di legno robusto o le mani per assicurarsi che l’impasto sia inumidito uniformemente all’interno e i semi ben distribuiti.
Foderate due forme da plumcake con carta forno. Coprire bene con un pezzo di pellicola trasparente e lasciate riposare a temperatura ambiente per 2-8 ore.
Quando si è pronti a cuocere, preriscaldare il forno a 200°. Cuocere il pane per 1 ora e 15 minutes; sarà pronta quando sarà ben colorata in superficie e ben ferma al tatto.
Lasciate raffreddare completamente, almeno 2 ore. Tagliare a fette abbastanza sottili e volendo potete tostare le fette. Si manterrà, in frigorifero per un massimo di 2 settimane.

E’ ottimo accompagnato sia ad un cucchiaio di miele e yogurt o ricotta.


Champignon sott’olio

Oggi è la Giornata Nazionale dei funghi sott’olio del Calendario del cibo di AIFB la cui ambasciatrice sono io. Per cui andate di là a leggere le informazioni sulla raccolta dei funghi.
Qui volevo solo sottolineare un aspetto quello più magico e intrigante, non meno serio ma fatto di credenze, supposizioni e magie da sempre legate ai funghi.

Funghi magici, allucinogeni, curativi.

Persino nelle favole per bambini come in “Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Caroll, si fa riferimento alle sue proprietà allucinogene dei funghi: Alice incontra un bruco, che se ne sta in panciolle sopra il cappello di un gigantesco fungo. Ascolta Alice che si lamenta di essere piccola di statura ed il bruco alla fine le dice: “Un lato ti farà diventare più alta e l’altro ti farà diventare più bassa” Ed Alice tra sè e sè: ‘Un lato di che cosa? E l’altro lato di che cosa?’ ‘Del fungo’, disse il Bruco, come se Alice lo avesse chiesto ad alta voce e subito scomparve.

Molte leggende sono sorte intorno ad un fenomeno della natura che vede formarsi cerchi di erba all’interno arida e all’esterno rigogliosa. Spesso intorno a questi cerchi chiamati i “cerchi delle streghe” nascono i funghi, dando vita ad un cerchio quasi perfetto. La leggenda riteneva che le streghe avessero celebrato lì il loro rito, il sabba. Altre leggende parlano di fate ed elfi. Comunque trattasi di un luogo da cui tenersi alla lontana, onde evitare qualsiasi maledizione.
La leggenda resta in vita anche se ci sono delle spiegazioni scientifiche: “il fenomeno è invece dovuto al micelio dei funghi che, una volta formato, tende a propagarsi attraverso terminazioni periferiche che vanno verso l’esterno. Al centro la terra rimane arida perché il micelio decomposto e svuotato dalle sostanze nutritive rappresenta un “elemento tossico”; all’esterno, invece, la vita corre e si propaga – nel corso de metabolismo del micelio viene liberata ammoniaca che, trasformata dai batteri nitrificanti in ione nitrico, agisce da concime – si forma così un cerchio di erba verde e vigorosa, dalle profonde radici che si espandono verticalmente, resistente anche ai freddi venti sotto zero”.

Ma tutte le culture hanno un riferimento mitologico da raccontare: nella Cina antica, il fungo ku o chih era considerato simbolo di lunga vita, magico, divino e legato in qualche maniera all’immortalità.
Geroglifici egiziani di 4.600 anni fa attestano che i Faraoni pensavano che i funghi fossero “erbe dell’immortalità”. Gli antichi egiziani credevano che in funghi selvatici fossero i “figli degli Dei” mandati sulla terra attraverso i fulmini e per questo solo ai Faraoni era permesso mangiarli.
Gli Aztechi ed i Maya consideravano i funghi allucinogeni “carne divina”, per le loro proprietà allucinogene. Anche nell’antica Grecia, come in Cina, il fungo era considerato simbolo di vita e pertanto divino.
Narra infatti una leggenda che l’eroe Perseo, dopo un lungo viaggio, trovandosi stanco ed assetato, si poté rifocillare con dell’acqua raccolta all’interno del cappello di un fungo; per questo motivo decise di fondare in quel posto una nuova città che chiamò Micene (che deriverebbe così da μύκης mýkēs = fungo), dando vita alla civiltà micenea.
Invece nella Roma antica il fungo, diventò anche simbolo di morte: sono vari gli episodi tra leggenda e realtà legati alla concezione funesta dei funghi. Si narra ad esempio che l’imperatore Claudio era così ghiotto di funghi che morì proprio a causa di questi: la moglie Agrippina, conoscendo questa sua debolezza culinaria e desiderando mettere sul trono, al suo posto, il figlio di primo letto Nerone, lo avrebbe fatto avvelenare proprio con dei funghi velenosi.
La mitologia del Nord Europa, narra che una volta Odino era inseguito dai diavoli e le gocce di bava rossa che cadevano dalla bocca di Sleipnir, il suo mitico cavallo ad otto zampe, si trasformarono magicamente in funghi rossi.
In Siberia, come racconta James Arthur, un etnobiologo di fama internazionale, “gli sciamani usavano e usano il fungo Amanita muscaria come un sacramento religioso. Con essi, potevano entrare in uno stato di trance che consentiva loro di intraprendere il cosiddetto volo dell’anima. Durante questo volo, la loro anima abbandonava momentaneamente il corpo e si trasferiva in altre realtà popolate dagli Dei o da varie categorie di spiriti e di anime di defunti.
Recentemente, nel settembre del 1991 nelle Alpi tirolesi è stata trovata una “mummia” di 5300 anni. Questo uomo primitivo aveva con sé un kit medicinale contenente un fungo “Piptoporus betulinus”, importante per le sue proprietà antibiotiche e vermifughe. Alcuni studi hanno dimostrato che l’uomo fosse stato infettato da vermi intestinali e che quindi si stava probabilmente curando con i funghi.
Gli esperti dell’università californiana di Berkeley dicono che i funghi siano una fonte, finora piuttosto sottovalutata, di importanti sostanze nutritive, come la vitamina B, il rame, il ferro, il potassio e il selenio.Hanno anche qualche fibra, ma poche calorie. Sembra che alcuni funghi, e in particolare quelli che da secoli sono utilizzati in Asia, possano avere qualità medicinali, grazie ai polisaccaridi che contengono e ad altri composti. In particolare i funghi shiitake e maitake, che in Cina e in Giappone sono un ingrediente tipico di zuppe e minestre, favorirebbero le difese immunitarie.

Pare che anche i comuni champignon abbiano virtù terapeutiche: oltre a rinforzare la risposta immunitaria (secondo gli studi dell’HNRCA Nutritional Immunology Laboratory di Boston), potrebbero inibire l’attività degli enzimi implicati nel cancro della mammella e della prostata.

I funghi champignon, i più utilizzati nella cucina quotidiana, derivano da quello prataiolo (che vive soprattutto nei prati e nelle radure dei boschi) il nome scientifico è Agaricus Bisporus ed è la tipologia di fungo più coltivato.
Appaiono duri al tatto e bianchi, mentre una volta aperti il colore tende al rosa chiaro; solitamente durante la cottura lo champignon tende a scurire il proprio colore e a perdere leggermente il proprio sapore per il quale è consentita una vasta gamma di preparazioni, soprattutto per le salse. Si possono trovare sul mercato in varie dimensioni, dalle piccole alle medio-grandi, riscuotono grande successo per le loro proprietà nutrizionali: oltre a carboidrati e proteine sono apprezzabili per il loro apporto di fibre vegetali, sali minerali (ferro, rame, manganese, fosforo) e vitamine.

In questa specie di fungo dunque vi sono poche calorie e pochi grassi e se sono presenti sono di tipo polinsaturo pertanto importanti per l’aroma e per la nutrizione; rappresentano un’ottima base per la cucina vegetariana, soprattutto se combinati con spezie ed erbe aromatiche, latticini e frutta.

Tra i Paesi europei l’Italia ha fatto dei grossi passi avanti nella produzione di questa specie di fungo e al fine di incrementarne la vendita e il consumo vengono organizzate annualmente sagre e manifestazioni in varie località italiane.

per la preparazione la stesso metodo che trovate qui: QUI . Questi funghi andranno bene nelle insalate di riso o sulla pizza….


Tonno piccante sott’olio

Le conserve mi piacciono, odio gli sprechi. Quando la natura ti offre i suoi doni e puoi utilizzarli tutti o li regali o li conservi per le altre stagioni più povere di prodotti. E adoro l’autoproduzione. Mi cimento dal formaggio, al pane. Lo yogurt, ketchup e così via. E ovviamente la salsa di pomodoro. Ma le conserve di pesce e di carne sono le più ostiche. Ci ho girato intorno senza arrivare al dunque.
Così ho provato con il tonno sott’olio.
Forse è l’unica, sicuramente la scatoletta più utilizzata a casa mia. Ho due figli, oramai grandi e il tonno in scatoletta è sempre stato un risolutore di fame improvvisa, nella pasta, nell’insalata, coi pomodori….Ma essendo conservato e in scatoletta, non credo sia il massimo della freschezza e della qualità. Sicuramente ci saranno tonni e tonni, scatolette e scatolette, ma è l’idea che mi insospettisce.

Alla fine ci ho provato. L’occasione “galeotta”, come spesso accade per farmi superare pigrizie è il Calendario del cibo italiano di AIFB e la Giornata Nazionale del tonno sott’olio di cui oggi l’Ambasciatrice è Nicol Pini del Blog Col Cavolo.

Prepararlo è stato meno impegnativo del previsto, ma i risultati li sapremo fra tre mesi circa, quando la conserva sarà pronta.

Tagliate il tonno, possibilmente ventresca, in pezzi che possano stare nei vasi scelti. Mettetelo in acqua fredda e corrente perchè si depuri, per circa mezza giornata, trascorsa toglietela e asciugatela.
Collocare i pezzi di tonno in una padella di acciaio o coccio. Versate sopra l’aceto e il succo di limone, portate sul fuoco e lasciate cuocere circa 10 minuti rigirando i pezzi con precauzione ed intanto salare con sale grosso pestato.
Lasciate che il tonno si raffreddi.
Collocate i pezzi ben stretti nei vasi unendo alcuni grani di pepe e foglie di alloro.
Ricoprire con l’olio fino a sommergere il tonno. Chiudete ermeticamente i vasi e fateli sterilizzare per un’ora oppure tindalizzare facendoli bollire 20 minuti a volta, per tre volte.

Ingredienti
1 barattolo da 1 lt

2 kg di tonno (meglio ventresca)
250 ml di aceto bianco
1 limone
10 g di pepe
4 foglie di alloro
Olio di oliva extravergine
Sale


Fusilli di mais al tartufo

Ho provato questa pasta senza glutine: Fusilli alla farina di mais, con tartufo. E’ una pasta artigianale prodotta da un’azienda che da 40 anni è leader nel settore dei tartufi: la Grazioli tartufi . Iniziando nel 1930 si è occupata di tartufi, costruendosi una profonda conoscenza delle zone di raccolta e dei raccoglitori di tartufi. L’azienda rifornisce ristoranti e gastronomie italiane e nel mondo.

Al commercio dei tartufi freschi si affianca una linea di prodotti derivati dal tartufo. E i fusilli di mais al tartufo sono gli ultimi nati in casa Grazioli.

La pasta tiene bene la cottura e il sapore di tartufo si sente bene.

Per la mia ricetta ho cotto la pasta in acqua bollente e salata per 7 minuti. Un volta scolata l’ho condita con burro fuso emulsionato con la Crema di tartufo Nero e per finire cagliata di latte. Il sapore dolce del latte, secondo me ben si sposa con il sapore più intenso del tartufo, in un divertente gioco di alternanze nel palato.

La cagliata di latte la ottenete facendo scaldare il latte fino a quasi a bollitura e al quale aggiungete l’aceto di mele. Dopo qualche minuto la cagliata si separa dal siero e la scolate. Dopo un breve tempo di riposo e di raffreddamento frantumatela nel piatto.

Ingredienti

250 g di fusilli di mais al tartufo
100 g di burro salato fuso
50 g di cagliata di latte

Per la cagliata di latte

1 lt di latte intero
3 cucchiai di aceto di mele


Una serata con amiche e Trunkel

Certo non è un prodotto del territorio, di cui di solito amo parlare, ma sicuramente fa parte della mia storia familiare. Qualcuno sicuramente sa che una delle linee genealogiche da cui discendo è austriaca. Linea da cui ho preso il cognome e alcune passioni gastronomiche.
Come non accettare quindi, di passare una serata in compagnia di amiche ad assaggiare alcuni prodotti che arrivano direttamente da Vienna e che per ora si trovano difficilmente in Italia.
Otre a questo un forte ricordo giovanile. Agli inizi degli anni 70 c’era un negozio altamente frequentato da studenti “medi” e da universitari, specialmente da quelli provenienti dalla Statale, Università poco distante: “da Ciardi” paninoteca in piazza santo Stefano a Milano che ha fornito e tuttora fornisce panini würstel e crauti ad una intera generazione di studenti e più. Una vasta gamma di prodotti e crauti in un buco di negozio, che esiste tutt’oggi.
Ecco quindi che assaggiare i prodotti della Trunkel ha smosso emozioni antiche. La ditta ha svariate certificazioni, quali ovviamente l’HACCP, l’IFS (International Food Standard) e la certificazione Bio, oltre che quella Halal, che permette la vendita di salumi di tacchino o pollo nei paesi mussulmani.

Assaggiare e sentire raccontare direttamente dal proprietario sig.Michael la storia familiare dell’azienda attiva da più di 100 anni, ti incuriosisce ancor di più e quindi adesso non resta che trovarlo in negozio e provare uno dei prodotti in qualche ricetta.

Per ora abbiamo assaggiato una varietà di salumi affumicati di alto livello, che spazia da quelli diffusi anche in Italia, quali pancetta affumicata o stufata, prosciutti cotti aromatizzati ed affumicati e würstel e salsicce dei tipi più svariati, fino a prodotti tipici quali le Pasteten, paté di fegato aromatizzati e confezionati come una piccola salsiccia, oppure più grandi, farciti con tartufo o prugne e serviti a tranci o il diffusissimo Leberwürste, una specie di “pagnotta” di carne semplice o farcita al formaggio o al chili.


Identità Golose 2016 – Identità Gelato

Partecipare ad identità Golose Milano non è facile. Non è facile perché le proposte che vengono offerte nelle varie sale sono tante e interessanti e si sovrappongono vista la contemporaneità.
Così ho scelto di partecipare alla sessione sul gelato e a quella sul formaggio, alla presentazione delle nuove birre regionali Moretti e fare un saluto al produttore greco di Zafferano. Dagli chef sapori interessanti, proposte provocatorie.

Da Paolo Brunelli, gelatiere di Agugliano in provincia di Ancona, propone un gelato con cioccolato, soffice e mais e pomodorini caramellati.

Poi arrivano le proposte di Moreno Cedroni: il sorbetto Margarita, il gelato alla cipolla bianca con aceto, sale, zucchero, acqua e olio extravergine. Lo chef lo consiglia abbinato ad una frittura di pesce. Prosegue con il sorbetto all’olio extravergine, scalogno, senape, succo di limone, proposto con una base di tonno crudo, insalatina, mandorle tostate. Un gelato che può andare su qualsiasi piatto di carne e di pesce.

L’ultima portata del suo “menu’” il gelato al topinambur dove si ritrova il dolce e la cremosità. Il consiglio di Cedroni mangiarlo con la buccia essiccata che diventa cornetto. La ricetta: latte e panna, zucchero invertito, topinambur, armagnac e un chicco di sale di Cipro.

Il terzo ospite di identità Gelato, Bonelli Simone con il suo più classico gelato bianco alla menta o il sorbetto al cacao, e la divertente proposta del gelato myself al tiramisù. Bonelli punta sulla richiesta di un disciplinare sul gelato che al momento non esiste e su una differenziazione dei prezzi a secondo degli ingredienti usati.


Identità Golose 2016

Ci stiamo preparando per il nuovo appuntamento di Identità Golose 2016. Dopo identità Expo 2015, che ha visto per sei mesi il susseguirsi di grandi chefs nel temporany restaurant presso Identità Expo S.Pellegrino, riaprono i battenti di Identità Milano 2016, dal 6 all’8 Marzo.
Sempre presso MI.co, tre giorni di intensi appuntamenti che ancora una volta vedono la partecipazione dei più importati chef italiani e non solo a discutere. Su cosa?

Dalla cartella Stampa di Identità Golose troviamo:

Creatività e convivialità.
Sono i valori di fondo dell’edizione numero 12 di Identità Milano,Congresso Internazionale di Cucina e Pasticceria d’Autore, in programma dal 6 all’8 marzo 2016.

To Bee or not to Bee, il piatto di Cristina Bowerman – chef di Glass Hostaria a Roma – che ricorda l’alveare delle api, è stato scelto come immagine simbolo di Identità Milano, dodicesima edizione del congresso internazionale di cucina e pasticceria che avrà luogo a Milano dal 6 all’8 marzo 2016.
Il leitmotif 2016 è La forza della libertà: “Vogliamo portare al centro dell’attenzione – dichiarano i fondatori del congresso Paolo Marchi e Claudio Ceroni – la voglia di conoscenza e curiosità che animava ogni visitatore di Expo 2015, aprendo una riflessione a 360° sul valore della libera creatività e della libera convivialità”.

A parte lo spazio ristretto dei produttori presenti, la parte più interessante avviene nelle quattro grandi sale dove nomi come Davide Scabin, Enrico Crippa, Massimiliano Alajmo, Ricard Camarena, Carlos Garcia, Josean Alija e Matias Perdomo, e molti altri si alterneranno per presentare le loro idee, le loro provocazioni, le loro filosofie e qualche degustazione.


Tortelli di breseola, parmigiano e rucola

Durante l’Expo sono stati organizzati dei cookingshow da diverse aziende produttrici. Una di queste è stata la Beretta Salumi che che nello stand di PiazzaBeretta1812 ha, dal luglio al primo ottobre organizzato ogni giovedì degli eventi, mettendo a confronto ricette preparate da foodblogger dell’Associazione Italiana Food Blogger, che rappresentavano l’innovazione e ricette preparate da “Cesarine” che rappresentavano invece la classicità e la tradizione.
Ho partecipato come Cesarina ed è sta un’esperienza emozionante con cui mi sono messa alla prova presentando un prodotto classico, un po’ rivisitato nella presentazione.

Mi sono “scontrata” con Walter Zanirato – Food blogger di Savona del blog thekitchentalesofwally con la sua “Tartare di bresaola con ciliegini e olive taggiasche”

Preparate il formaggio facendo riscaldare a 74° il latte intero. Aggiungere 3 cucchiai di aceto di mele ogni litro di latte. Lasciate qualche minuto in modo che il latte si separi, colate il formaggio e lasciate riposare e a scolare per una mezzora.
Grattugiate il grana, tritate la rucola.
Preparare il ripieno dei tortelloni con i tre elementi: la rucola tritata, il grana grattugiato e il formaggio. Mettete un po’ di olio evo.
Amalgamate i prodotti e mettete un po’ di composto al centro di una fetta di bresaola.
Piegate la fetta come un tortellone. Finite con una spolverata di grana, qualche foglia di rucola e olio evo e limone con un pizzico di sale.

Adesso la ricetta viene buona come antipasto per le cene e i pranzi della festa.

Ingredienti per 20 tortelloni

20 fette sottili di Bresaola
50 g di Parmigiano grattato
50 g di Rucola
100 g di formaggio prodotto con 1/2 lt di Latte fresco intero
1,5 cucchiai di Aceto di mele
Sale
Pepe
Limone
Olio evo

Potete vedere il video Qui


Composta di Rabarbaro, susine e limone

Ultima marmellata estiva. In giardino è cresciuta bellissima la pianta di rabarbaro, che in terra e non più in vaso ha dato il meglio di sè. Per conservarne il gradevole sapore ne ho fatto una marmellata, aggiunge anche le ultime susine gialle che avevo ancora in frigorifero.
Ne è uscita una composta, più correttamente detta, pungente ma dolce, che la rende fresca e non stancante.

Lavate rabarbaro e frutta. Tagliate a pezzetti i gambi di rabarbaro dopo averli puliti come delle coste di sedano. Aggiungete le prugne tagliate a pezzi, ed eliminato i noccioli, la buccia del limone e il succo. Aggiungete lo zucchero. Lasciate cuocere a fuoco lento per circa un’ora, fino a che tutto si sfalda e si addensa. Invasate in contenitori puliti e sterilizzati. Chiudete, capovolgete e lasciate raffreddare.

Ingredienti per 2 barattoli

500 g di coste di rabarbaro pulite
250 g di prugne bianche senza nocciolo
300 g di zucchero semolato
1 limone


Buon Compleanno!

Un augurio speciale ad una persona speciale!


Concorsi a base di like? No, grazie!

Chi mi conosce lo sa, lo vado ripetendo da un po’ di tempo.

Non partecipo ai concorsi a base di LIKE,

chiunque sia ad organizzarli, perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto.

In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso.
Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.

Solo questo conta, la faccia tosta.

E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla.
Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte di chi non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.

Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno?

Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate.
Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: cosi’ è e così sarà.

Anche se non vi pare.
Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato.

Bene, ogni produttore un po’ lungimirante, secondo me, è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi.
Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.

Insomma, non se ne può più di questi meccanismi. E pare proprio che siamo in molti a pensarla allo stesso modo.

E’ stata sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che hanno voglia di dire basta.

Ci siamo confrontati e abbiamo coordinato la nostra protesta.
Oggi vengono postati centinaia di messaggi unificati e con lo stesso logo nella speranza che, insieme, riusciremo a convincere i produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like.


A tavola con gli Sforza

Palio delle contrade

Il 12 e 13 ottobre a Vigevano si terrà il Palio delle Contrade.
Giunto alla XXXIII edizione, il Palio costituisce la più importante manifestazione della città ducale. Ricchi e preziosissimi costumi fedelmente riprodotti da dipinti e immagini dell’epoca sono il vanto del corteo che si terrà domenica pomeriggio alle 15, nella splendida scenografia di una delle più belle piazze italiane.

Tamburi e chiarine, danze, acrobazie e giocoleria animano le feste a corte. Arti e mestieri di un tempo, gusti, sapori e profumi di un’epoca lontana rivivono ogni anno.

Potete venire a Vigevano la mattina della domenica 13, pranzare da me con prodotti e ricette della lomellina e poi assistere al corteo e al Palio: 12 le contrade che si sfideranno. Alle quattro contrade già esistenti fin dal periodo Visconteo (Cicerino, Costa, Bronzone e San Martino) nel periodo successivo si aggiungono cinque nuove contrade: Strata, Predalata, Mercanti, Griona e Valle. Le contrade di Castello, San Crispino e Crispiniano e di Contado saranno create dall’Associazione Sforzinda nel 1981 per poter includere le tre rimanenti parrocchie della città di più recente costituzione..

Oppure venire sabato 12, assistere a giochi ed eventi e poi cenare da me con prodotti e ricette tipiche della lomellina.

Una splendida occasione per questo primo periodo dell’autunno.

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Tartine al patè d’oca

Ravioli di Zucca
Risotto coi faglioli di gambolò

Brasato Pavese
Filetto di Trota

Patate al grasso d’oca

Torta di Riso San Luigi

Vino – Acqua e caffè

 

per prenotazioni:  gnammo


Le pentole più belle

Questo post sta nel cassetto da quando c’è stato il MACEF a Milano. Gli impegni di questo periodo mi hanno tenuta lontano dai post, ma mi ero ripromessa di pubblicare queste pentole. Durante la visita al Macef mi hanno affascinato per la loro pulizia estetica. semplicità della linea e quindi bellezza.

Geniale l’utilizzo del coperchio che si può trasformare in un piatto da utilizzare a tavola. La presa del coperchio è magnetica e può essere tolta o messa a secondo delle necessità.
A prima vista avrei detto che i prodotti erano tedeschi, invece l’Azienda è di Brescia. http://www.knindustrie.com/

Bisognerebbe ora verificare se oltre alla belleza estetica, sono buone per la cottura.


Food Blog 2012 – tempo di votazioni

Eccoci qui tra i 25 FoodBlog, che concorrono a the Best Food Blog 2012 ideato da Mario Ragona. Se vi piace il mio Blog e vi va di perdere 2 minuti, seguite le istruzioni del video e votate. Grazie: www.marioragona.it/blog



Per caso in Piazza Duomo

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Settimana scorsa per caso passavo vicino a Piazza Duomo, a Milano.
Un uomo, in un angolo vicino alla fermata dell’autobus stava offrendo i propri prodotti ai passanti. Non chiedeva l’elemosina, offriva i propri prodotti in cambio di un soldo, senza guardare se il soldo era un euro, due euro o 10 centesimi. Comunque, quando prendevi un suo lavoro e lasciavi il soldo inchinava la testa in segno di ringraziamento e continuava a produrre dei piccoli capolavori. Forse era straniero o forse no. Non ti guardava in faccia, forse per timidezza o paura, o chissà.

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Con barbabietole, sedano rapa e carote, intagliava fiori ed uccelli. Davvero dei capolavori. Mi chiedo perché con tale manualità sia all’angolo di una strada a soffrire il freddo, le mani ghiacciate per lavorare le verdure, e acqua ghiacciata per mantenerle fresche.

Con tutte le nostre restrizioni date dalla normativa usl, e non solo, non mi verrebbe in mente di mangiare questi prodotti lavorati ed esposti su un polisterolo per terra, ricettacolo di microbi e polvere. Ma ne ho comprati due, perchè lui era cosi bravo e le creazioni cosi belle.immagine-022-copia_0

Non potevo offrirgli altro.

Mi chiedo, perché una persona cosi brava in manualità, non si trova in un ristorante a lavorare sui suoi prodotti? Per i pregiudizi che ci perseguitano: “mendicante e straniero” o per una sua scelta di libertà?