Le parole d’ordine di questa esperienza sono tre: #cibo, #donne, #unesco.

Come raccontare una esperienza che è durata un giorno, ma è sembrata un viaggio in tutto un altro mondo. La partenza è a Milano, ma forse ancora più in là con la scelta di iscrivermi alla Associazione Nazionale Foodblogger. Perché è partendo da lì che sono arrivata ad incontrarmi a Milano con altre due FoodBlogger, Vissi di cucina e Ricette del cuore, con cui ho condiviso il viaggio per arrivare a destinazione: Costigliole d’Asti.

Non è stata solo un’esperienza dagli aspetti gastronomici incredibili, ma ancor più interessanti sono stai quelli umani. Il viaggio è stato un piacevole scambio, raccontandoci pezzi di noi a partire dai percorsi lavorativi, familiari e delle fatiche di tenere insieme gli interessi, la famiglia, i blog e il resto. Ed è un buon modo per non essere solo amici di FB.

Riconosciamo Costigliole dal Castello che si staglia sulle colline alla nostra destra. Assomiglia ai castelli che si costruiscono da bambini sulla sabbia al mare. Di pianta quadrata con le 4 torri è uno dei castelli più importanti dell’Astigiano e fa parte del circuito Castelli Aperti. Una dimora che per la metà è ancora abitata dai suoi proprietari e per l’altra metà utilizzata dall’ICIF Italian Culinary Institute for Foreign Scuola di Alta Cucina Italiana per stranieri.

Prima parola d’ordine #cibo.

Ed è da qui che partiamo perchè le lezioni alla “bloggerclass” iniziano nelle cucine dell’ICIF con il bonet di cui regina incontrastata è Anna Bardone del ristorante Del Belbo-da Bardon di San Marzano Oliveto. E poi proseguono con l’Aspic di Maria Lovisolo, chiamata oramai affettuosamente Violetta dal nome del Ristorante Violetta di Calamandrana, i ravioli del Plin proposti da Mariuccia Bologna del ristorante i Bologna di Rocchetta Tanaro.  Tuto è stato apprezzato durante il pranzo al Castello. Con l’accompagnamento dell ‘ottimo vino del Monferrato.

E ancora nel pomeriggio la composta di pere di San Giovanni realizzata da Marina Ramasso del ristorante il Paloch.

Seconda Parola d’ordine #donne

L’appuntamento di Vigna in Vignettaè stato un incontro al femminile. A partire da Marianna e Fiammetta dell’Associazione Le donne del vino, delegazione del Piemonte, che ci hanno accolte, e per tutta la giornata accompagnato, facendoci da tutor e presentatrici. Tutte le donne che si sono avvicendate durante la giornata e hanno fatto sentire la passione, l’amore per un lavoro e un territorio che produce eccellenze. Violetta e la nuora Silvana, Anna Maria Bardone, la splendida nipote Alessandra, simpatica e gioiosa quinta generazione nella cucina del ristorante, di cui parla come la cucina di casa perché quando lei è li non si sente al lavoro, ma a casa. Mariuccia Bologna e Marina Ramasso, che ama i prodotti con cui ha un rapporto del tutto particolare. Gli parlano. Nelle sue ricette non segue sempre gli stessi tempi di cottura o gli stessi pesi, perché ogni prodotto ogni materia prima sarà più esigente o meno di farine o di liquidi, e ci metterà più o meno tempo di cottura, di conseguenza bisogna ascoltarli per capire come intervenire al meglio.

Tutte @donnedelvino del Piemonte, insieme Mariuccia Borio, produttrice della Cantina Cascina Castlet di Costigliole, che durane il pasto ci ha raccontano tutti i progetti umanitari che l’Associazione sostiene fuori d’Italia. Donna di grande umanità che conduce la sua Cantina con un’attenzione particolare per il territorio nel rispetto della sua storia. Le donne del vino sono una splendida comunità fino ad oggi sconosciuta per me, che mi ha trasmesso conoscendole sul posto, un agire di persone molto unite che si sostiene a vicenda, che si arricchisce a vicenda. Donne che vivono l’obiettivo della parità in un mondo che per molti anni è stato tramandato in linea maschile.

E poi le fotografe e ovviamente le blogger…..

 

Terza parola d’ordine #unesco.

Essere in un territorio che giusto nel weekend è stato denominato Patrimonio dell’UNESCO è sicuramente emozionante. Lo sguardo si perde tra le vigne tutte perfettamente allineate, le morbide curve delle colline e delle valli, il tramonto che cambia il colore delle cose intorno. Il rumore del vento che soffia gentile tra le foglie.. Bisogna avere la consapevolezza però che questo territorio è così per le persone che ci vivono, anche per le donne che ci vivono che sanno coltivare la terra, le passioni, la storia.

Cucino Io


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