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Tortiera di patate e sarde

Eccola qui una, anzi due belle teglie di patate, pomodori e sarde, oppure acciughe. L’importante è che sia pesce azzurro, così festeggiamo la Settimana del pesce azzurro, del Calendario del cibo italiano di AIFB.
Se andate a leggere il post su AIFB per la settimana del pesce azzurro l’Ambasciatrice Cristina Gallitti del blog Poverimabelliebuoni, vi racconterà tutto sul pesce azzurro.
Io lo adoro in tutte le sue ricette e nei diversi tipi di pesce in quanto la denominazione di “pesce azzurro” non si riferisce ad un gruppo scientificamente definito di specie ittiche, ma è utilizzata commercialmente per indicare alcune varietà di pesci, generalmente di piccola pezzatura, di varia forma e sfumature di colorazione, il cui costo è generalmente ridotto per la grande quantità di pescato. Alici o acciughe e sarde sono quelle che essendo più facili da reperire sono anche quelle che sfrutto di più, senza dimenticare lo sgombro. Per gli altri ci devo lavorare su.

Questa ricetta io l’ho preparata sia con sarde che con acciughe, dipende da quello che trovo dal pescivendolo, ma penso le proverò anche con lo sgombro. Potendo scegliere le preferite sono le acciughe di Monterosso.
Avendo vissuto alcuni anni a La Spezia ho avuto modo di conoscerle e di apprezzarne il gusto e il sapore, dato dal mare delle Cinque Terre.

Per la ricetta mettete a cuocere delle patate e levatele non a cottura ultimata ma quando sono ancora un poco dure. Finiranno di cuocere nel forno.
Nel frattempo lavate, pulite togliendo testa e lisca al pesce e apritelo a libro. Tagliate i pomodori a pezzettini. Pulite e tritate del prezzemolo, insieme all’aglio. Grattate del pane secco.

Una volta preparate tutte le basi, mescolate il pomodoro insieme a prezzemolo e aglio, e al pangrattato. Acciungete il sale e olio extravergine di oliva.
A questo punto le patate saranno pronte per essere tolte dal fuoco, pelate e tagliate a fette possibilmente dello stesso spessore.

Prendete una teglia, cospargete un poco di olio e mettete uno strato di pesce, salate, poi uno strato di impasto con i pomodori, poi uno strato di patate e ripetete l’operazione. Sul secondo strato di patate mettete un poco di impasto con i pomodori.

Infornate a forno già caldo per circa un quarto d’ora/20 minuti a 180 gradi. Dipende anche da quanti strati avete fatto.

Ingredienti:

1 kg di pesce azzurro (acciughe, sarde, sgombri)
1 kg di patate
1 kg di pomodorini
un mazzo di prezzemolo
2 spicchi di aglio
200 g di pane secco grattato
olio
sale

Gli Arrosticini dello zio Dario e altre storie

Non amo molto parlare di fatti privati e di storie personali, perché credo in generale siano di poco interesse, specie le mie. Ma in questo caso faccio un’eccezione perché non posso celebrare la giornata Nazionale degli arrosticini, come da Calendario del cibo italiano di AIFB, senza celebrare la persona a cui per me sono indissolubilmente legati e inseparabili.

Per tanti anni e tanti anni fa ho abitato in una casa, che avevo messo a posto nalla campagna lombarda, a Morimondo. Nel parco del Ticino. La casa era formata da un pezzo di Cascina, rimessa un pò a posto, per quel poco che i soldi me lo avevano permesso, e tutto intorno aveva un gran spazio.
Un cortile che noi occupavamo spesso con pranzi e cene, specie nei weekend dalla primavera fino all’autunno. Venivano parenti ed amici e amici di amici. La casa era social, ma social fisicamente. Io avevo i bimbi piccoli, ma anche altre amiche e anche mia cognata aveva un bambino solo di qualche anno più grande del mio grande.
Ci si incontrava, si stava insieme, si parlava di politica, di musica e filosofia. Si giocava a carte e si andava a fare passeggiate nel bosco di Morimondo o lungo i canali, o sul Ticino. Si mangiava insieme o una spaghettata improvvisata o quello che l’orto dava. Oppure, in tante occasioni ci si organizzava e ognuno portava qualcosa.

Ed ecco che entrano in campo gli Arrosticini e lo zio Dario. La storia di Dario è lunga, vivendo tutte le date importanti della Milano dagli anni ’70 ad oggi (ieri). Dario faceva il falegname, aveva deciso di diventarlo quando la stagione delle lotte all’OM- FIAT si era definitivamente conclusa, nel 1982. La sua storia personale si è conclusa purtroppo e prematuramente il 6 febbraio 2015.

Dario era mio cognato e realmente lo zio dei miei figli, ma era il classico zio di tutti i bimbi che giravano per casa. Abruzzese di nascita portava a Morimondo il suo Abruzzo con gli Arrosticini.
Li cucinava spesso, dovunque ne avesse la possibilità, non solo a Morimondo, dove era oramai stanziale in cortile lo strumento di cottura perchè era un bel modo di stare insieme e condividere.
Laura Gioia, ambasciatrice della giornata ben ne descrive storia e cultura.

Dario li cuoceva con attenzione, sulla brace ardente, girati una volta sola e poco sale, poi distribuiti prima ai bimbi poi ai grandi su fette di pane abbrustolito e condito con un giro di olio, di quello buono sempre abruzzese.
La carne la portava lui ovviamente. Acquistata in Abruzzo direttamente o fatta arrivare ogni volta che un parente da giù saliva a Milano. Solo di ottimo ovino perché ha quel giusto equilibrio di parti grasse rispetto alla carne e che in cottura si sciolgono e danno sapore.

Lo stesso sapore che lo zio Dario dava alla sua vita e a chi gli stava intorno.
Da quella casa me ne sono andata, e queste sono altre storie.

Dah Dìnìllghaazh cioè Pane fritto Navajo

un incontro interessante con la popolazione Navajio per lo studio di questa ricetta per il tema del Mese della Comunity Mtchallenge #58. Se lo volete approfondire andate qui

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